Il tuffo (BigSur, 2018)

Lee mostra un’accattivante ingegnosità verbale che riesce a coniugare le frasi spezzate destinate a cambiare con le più devastanti osservazioni mai fatte sul terrorismo.

Philipe “Moose” Finch è l’ambizioso vicedirettore del lussuoso Grand Hotel di Brighton, dove nell’ottobre 1984 si svolge un congresso in cui è ospite il Primo ministro britannico Margaret Thatcher: se tutto andrà bene, potrà aspirare ad un ruolo di maggiore prestigio e dare una svolta alla sua vita da quarantacinquenne divorziato con figlia a carico. La frenesia dei preparativi porta però Moose ad un infarto: lui che era abituato a gareggiare e vincere paure e vertigini dal trampolino adesso è fermo sulla pedana a ripercorrere la sua vita di flash in flash, schiacciato da un’esistenza grigia che fa male più di un tuffo di schiena. Grigia è anche la vita di Freya, che, al termine delle superiori, cerca di mettere in fila le sue di ambizioni ‒ soprattutto sentimentali ‒ con le priorità di una vita con i piedi per terra.