La memoria come strada per la virtù [I dialoghi di Confucio]

La virtù nasce sul ricordo di chi siamo stati, da dove veniamo

IX. Tsêng Tsŭ disse: «Osservanza ai morti[1] e memoria ai più lontani, e la virtù del popolo tornerà florida».


[1] Il testo ha «chung»: «i completi, i finiti», e «yüan»: «i lontani, i più remoti avi». Cfr. la versione mancese: «duben be olḥošoro; [da «olḥošombi»=aver cura di…] goro be amcara [da «amcambi»=seguitare, riportare] oci». Vuol dire che se un principe sarà scrupoloso osservante dei doveri estremi, come le esequie ai morti, e largo di offerte anche agli avi più lontani, spoglierà, con questo culto augusto, l’anima del popolo delle sue cupidigie più volgari e imprimerà nella sua esistenza un senso di vita superiore.



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