Felicità

Le parole riassumono storie, che è bene imparare a conoscere. Begli spunti tratti dal nuovo libro di Marco Balzano.

«Parola difficile, perché per ciascuno di noi è una cosa diversa. La parola deriva da felo, latino, che vuol dire succhiare il seno. Dunque non solo è una parola femminile, ma materna. Come diceva Aristotele: Si può essere ricchi da soli, ma felici almeno in due. Questa parola implica l’altro, la cura di un’altra vita. Può far bene saperlo, ci dà un godimento intellettuale e ci complica, piacevolmente, la vita: può darsi che grazie a questa consapevolezza per molti di noi nel pensare alla felicità, qualcosa cambi».

Charlot sotto inchiesta [Marietti, 2019]

Il saggio curato da C. J. Maland pubblica una selezione delle pagine dell’interrogatorio tenuto dalla FBI nei confronti dello ‘straniero’ Charles Spencer (Charlie) Chaplin, attore inglese vissuto a lungo negli Stati Uniti dai quali fu costretto ad allontanarsi nel 1952 perché non gli fu rinnovato il permesso di soggiorno per sospetti legami con il Partito Comunista russo e americano.

“Non sono un comunista, sono un liberale democratico”. È’ il 17 aprile 1948, in pieno maccartismo, e tocca pure a Charlie Chaplin rispondere alle domande dell’FBI. La sua partecipazione a diverse iniziative legate alla Russia desta sospetti e la macchina di Edgard J. Hoover comincia il suo cammino inesorabile: già dal 1945 l’attore inglese, ormai residente negli Stati Uniti, è sotto controllo. Del resto Chaplin ha dichiarato apertamente l’importanza dell’apertura di un secondo fronte in Occidente, subito dopo l’invasione della Russia da parte dei nazisti (1941), per contrastare le potenze dell’Asse. Di fronte all’incalzare delle domande della FBI, Chaplin manifesta tutta la sua apparente inconsapevolezza di certe citazioni, di certe risposte, di alcune partecipazioni ad eventi organizzati dalla società amici della Russia e pubblicati dal “The Daily Worker”. Chaplin ricorda al suo interlocutore di essere un attore molto famoso e per questo quotidianamente cercato da gente ed associazioni che non conosce per pubblicità, eventi, discorsi. Questo implica, a detta di Chaplin, accettare anche inviti senza approfondire prima da chi arrivano. Ma non c’è malizia, non c’è premeditazione: dice l’attore.

Mi mancano le conclusioni

Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.

Intervista a Karina Sainz Borgo

Karina è ricercatissima, dalla radio, dalla televisione: un po’ perché è una bella donna, giovane e preparata, ed una persona interessante, un po’ perché tutti vogliono sapere qualcosa in più della politica del continente sudamericano. L’ho intervistata al Salone del Libro di Torino

Incontro Karina Sainz Borgo nella lounge del club degli editori del Salone Internazionale del Libro di Torino, il 12 maggio 2019. È indubbiamente il momento storico del Venezuela, terra d’origine della scrittrice che oggi vive a Madrid, dove si è trasferita nel 2006. Per questo Karina è ricercatissima, dalla radio, dalla televisione: un po’ perché è una bella donna, giovane e preparata, ed una persona interessante, un po’ perché tutti vogliono sapere qualcosa in più della politica del continente sudamericano.

La versione della cameriera [NNE 2019]

Daniel Woodrell scrive un romanzo su più piani di lettura ed inizia una serie destinata a piacere.

La versione della cameriera è il primo di una trilogia di country noir, “romanzi neri di campagna”, firmati da Daniel Woodrell. Del testo, solo apparentemente semplice, colpiscono la struttura ed il ritmo: giocato fra il presente del giovane Alek (il 1965) ed il passato dell’incendio (1929); fra la prima e la terza persona; fra un punto di vista ed un altro. Per questo è sicuramente un romanzo corale, ma anche un romanzo che non annoia, catturando l’attenzione del lettore che però si perde più nelle articolazioni e divagazioni della vita dei vari personaggi che nella ricerca della verità.

Notte a Caracas, di Karina Sainz Borgo [Einaudi, 2019]

Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici. L’inferno venezuelano perde le sue connotazioni specifiche ed assume quelle epiche di un paese in balia di milizie assassine. È un romanzo dirompente nella sua semplicità, caratterizzato da uno stile asciutto, che non lascia spazio a nessun tipo di immaginazione o non detto, che graffia la superficie e riesce a tenerci incollati ai fatti dalla prima all’ultima pagina, ci scortica e va fino alla radice.

Intervista a Gino Vignali

Quando le formiche non si incazzano, scrivono libri. Intervista a Gino Vignali

Gino Vignali ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo secondo romanzo pubblicato da Solferino. È strano, ma ancora oggi si fatica a scindere il binomio “Gino & Michele”, considerandoli due entità distinte, dopo che per anni ci hanno fatto crescere con le loro formiche, con Zelig, con l’agenda Smemoranda. Proprio perché si tratta pur sempre di una coppia indivisibile, Mangialibri, che ha già intervistato Michele Mozzati, non poteva perdere questa occasione e scambiare quattro chiacchiere con Gino.