La gamba sinistra, di Theodore F. Powys [Adelphi, 2019]

La gamba sinistra di Theodore F. Powys è una novella corale, col respiro del racconto biblico e una certa sensualità campagnola, è una storia in un villaggio incantato dove d’un tratto si fa largo la cupidigia, il possesso, il sesso e si incrina la quiete.

A Madder di Dio, piccolo villaggio inglese, Mew il Fattore vuole accaparrarsi tutto: «Vivere per lui significava prendere, o meglio acquistare potere su tutto ciò che desiderava sino a farlo completamente suo». Per questo si prende tranquillamente, e brutalmente, anche le ragazze, con la forza. E prende anche le case e le mandrie altrui. Il Fattore non ha neppure remore a comprare direttamente le persone, come se fossero oggetti, come gli Squibb coi loro nove figli, suoi dipendenti per le tre sterline quindici scellini e sei pence che debbono al droghiere decidono che la loro libertà ha un prezzo.

La fine del calcio italiano, Marco Bellinazzo [Feltrinelli 2018]

Non ci sono impianti, non ci sono capacità gestionali, non c’è l’attenzione per i giovani, per la cultura dello sport, per l’agone sportivo. Ecco, da questi punti può e deve ripartire il nostro calcio per riprendersi la scena mondiale.

La sera del 13 novembre 2017 è una serata nera, perché segna l’esclusione della nostra nazionale di calcio dai successivi mondiali del 2018. La nazionale di Gian Piero Ventura fallisce lo spareggio con la Svezia e per questo il popolo di appassionati dello sport più amato in Italia sarà costretto ad adottare il 15 giugno 2018 un’altra squadra da sostenere e tifare.

Il quinto rischio, Michael Lewis [Einaudi, 2019]

Non c’è nulla di peggio di un gruppo dirigente politico impreparato: ecco qual è il “quinto rischio”, quello di ignorare o peggio ancora minimizzare i problemi di un sistema, di credere di avere tutto sotto controllo, quando invece non si ha nulla sotto controllo se non una piccola pregiudizievole parte del sistema stesso.

Dopo le elezioni del 2016 che portarono all’affermazione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti dopo Barack Obama, fu preparato, come di routine e soprattutto come previsto dalla legge, un transition team, un gruppo di dirigenti politici che nei mesi successivi alle elezioni e prima dell’investitura ufficiale del nuovo capo di Stato avrebbe dovuto garantire il corretto e necessario passaggio di informazioni e consegne alla nuova direzione politica perché potesse prendere coscientemente le sue decisioni, come da programma elettorale, sulla base di un’accurata analisi dello stato dell’arte.