Diario della Quarantena /24 – dove e perché ha fallito il sistema sanitario lombardo

Per combattere il Coronavirus (Covid-19) il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha assoldato Guido Bertolaso, ma forse non era meglio qualcuno che di pandemia ed emergenza sanitaria ne capisce davvero?

In un articolo online Giovanni Barbacetto, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ha provato a ripercorrere le tappe del declino della sanità lombarda, deprivata e distrutta da una politica cinica di tagli e di virate verso il privato. Se sono eroi, medici ed infermieri della sanità pubblica lo sono diventati perché non sono stati messi in condizione di lavorare con risorse sufficienti. Quello che stiamo vivendo in Lombardia (e probabilmente in altre regioni) è la scelta scellerata ma oculata di governatori regionali e politici di turno, arraffoni e spregiudicato.

Leggiamo cosa è successo.

Nel 1994 il sistema sanitario lombardo poteva contare su 27 ospedali, 5 strutture “classificate” (religiose, ma considerate pubbliche), 5 Irccs (gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico: le eccellenze), 3 università (Milano, Pavia, Brescia). Il privato aveva 52 strutture, 6 Irccs, zero università. Oggi è cresciuto a 102 strutture, ben 21 Irccs e 4 università (San Raffaele, Humanitas più due progetti), mentre il pubblico si è grandemente ridimensionato.

Oggi in Lombardia è già avvenuto il sorpasso privato-pubblico. I dati totali dell’ultimo anno con dati disponibili, il 2017, ancora non lo rilevano, ma già dicono che il privato incamera in proporzione più risorse del pubblico. Su 1,441 milioni di ricoveri, 947 mila (il 65%) sono negli ospedali pubblici, 495 (il 35%) nelle strutture private. Ma il privato incassa 2,153 miliardi di euro sui 5,4 totali (il 40%), contro i 3,271 del pubblico. Dunque il 35% dei ricoveri incassa il 40% delle risorse impegnate dalla Regione Lombardia.

La tendenza è la stessa per le visite ambulatoriali e gli esami: su 160 milioni di prestazioni, il pubblico ne eroga 93,3 milioni (il 58%), il privato 66,6 (il 42%), ma il primo incassa 1,6 miliardi di euro (il 57%) su un totale di 2,8 miliardi di euro, il secondo 1,2 miliardi (il 43%). Quindi, anche qui, le prestazioni erogate dal privato hanno una remunerazione più elevata di quella del pubblico.

I dati sono quelli raccolti ed elaborati dalla professoressa Maria Elisa Sartor dell’Università Statale di Milano. L’anno del primo sorpasso privato-pubblico è già il 2015, quando gli incassi per le prestazioni di un settore (la diagnostica strumentale e per immagini) vanno per il 52% ai privati contro il 48% al pubblico. Da allora, lo sbilanciamento diventa di anno in anno maggiore. In numero di strutture, siamo al pareggio: su 198 strutture sanitarie in Lombardia, 99 sono private e 99 pubbliche. Ma in alcune aree (le più ricche e significative) il sorpasso è già avvenuto: a Milano (31 a 26), a Bergamo (14 a 9), a Como (8 a 4), a Mantova (6 a 4).

I posti letto sono comunque ancora di più nel settore pubblico, perché le sue strutture hanno dimensioni maggiori. Ma in vent’anni, i posti letto pubblici sono più che dimezzati. In soldi incassati, il sorpasso è già avvenuto (dal 2017) a Como: 145 milioni di euro per ricoveri in strutture private, 105 nel pubblico. In altre aree ci siamo quasi: a Milano il privato incassa il 47% della torta, a Bergamo il 44%, a Brescia il 43%, a Pavia il 37%, a Mantova il 36%, a Monza-Brianza il 33%.

(leggi l’articolo La meravigliosa sanità lombarda: arriva un virus e il modello crolla)


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