Teoria delle ombre, di Paolo Maurensig [Adelphi 2015]

Con questo romanzo Paolo Maurensig scrive il suo capolavoro sugli scacchi! Sarà difficile infatti trovare la stessa intensità, la stessa forza, la stessa capacità evocativa impiegata dallo scrittore goriziano per ricostruire gli ultimi giorni di Alexandre Alekhine, uno dei grandi geni degli scacchi del ‘900, tanto superiore nelle sue intuizioni, quanto sregolato nella sua vita, trascorsa negli ultimi anni di confino fra ossessioni e eccessi di alcool.

L’Hotel do Parque di Estoril è un luogo misterioso nei primi anni del dopo guerra. Qui, una località costiera del sud del Portogallo, trovano rifugio molti personaggi contraddittori protetti dal regime di António de Oliveira Salazar in una sorta di porto franco, mentre ancora non sono noti del tutto i crimini contro gli ebrei e ancora non si è celebrato il processo di Norimberga.

L’arcangelo degli scacchi, di Paolo Maurensig [Mondadori 2014]

Il romanzo di Maurensig, interessante e coinvolgente, è narrato dalla stessa voce del giovane Morphy, che sotto forma di diario annota pensieri ed ossessioni, paure e speranze, amori e delusioni, fino alla fine, fino all’ultimo istante. I 28 capitoli non hanno un titolo, ma riportano la trascrizione delle 28 mosse che segnarono l’affermazione di Paul a New York nel 1857, la partita geniale giocata e vinta, con i neri, contro Louis Paulsen. Quel giorno nasceva e moriva un genio.

Non c’era più niente da fare in America, bisognava lanciare la sfida all’Europa. Con questa idea nel 1858 Paul Morphy affronta l’Oceano Atlantico in compagnia del giornalista Fredreick Milnes Edge, per andare in Inghilterra con il desiderio di affrontare il famoso Howard Staunton, ma soprattutto con la voglia ossessiva di affermarsi nel panorama mondiale, appagare la sua sete di gloria.

Assedio all’Occidente, di Maurizio Molinari [La nave di Teseo, 2019]

Il saggio è il frutto di lunghi anni da corrispondente a Bruxelles, New York, Gerusalemme, l’Oriente, i Balcani e l’Africa. Scritto in forma piana e schematica, raccoglie riflessioni ed opinioni che si intrecciano in un complicato reticolo di fatti, tutti connessi fra di loro.

C’è un filo rosso che unisce tutti i grandi leader politici stranieri emergenti nel panorama attuale: la strategia del potere e del controllo. Che si tratti di Vladimir Putin, o di Xi Jinping, o di Recep Tayyip Erdoğan o di Kim Jong-un tutte le volte la narrazione ha delle caratteristiche comuni. Si tratta sempre dell’affermazione lenta e progressiva di un modello di comando basato sull’affermazione di sé, sulla dimostrazione al mondo della propria grandezza ed indispensabilità, ma soprattutto sul controllo del consenso.

Il pannello, di Erri De Luca [Feltrinelli, 2012]

Ci sono le avvisaglie dei “moti studenteschi” del 1968 (che La Magna non fece in tempo a vedere essendo passato a miglior vita proprio in quell’anno), che sono riassunti simbolicamente nella distanza fra cattedra e resto dell’aula, fra insegnanti e alunni diversissimi per ceto sociale, uniti nello spirito di classe.

L’entrata in aula di quel professore faceva temere che ci sarebbe stato qualcosa di grave da scontare. Erano giorni difficili nella quarta B del Liceo Classico Umberto I di Napoli, da quando uno o più alunni aveva svitato il pannello della scrivania degli insegnanti e tutta la classe, sedici adolescenti, tutti maschi, aveva potuto vedere le gambe della giovane supplente. Non erano abituati in quell’ambiente severo a professori poco più che adolescenti, non erano neppure abituati a colpi di testa: erano del tutto fuori luogo. Ma i tempi stavano cambiando.