Il Dio che danza, di Paolo Pecere [Nottetempo 2021]

È indubbiamente un viaggio che merita di essere fatto, senza appesantirlo con inutili ansie o aspettative, ma lasciandosi trasportare dalla spontaneità della musica e della propria essenza più tribale e remota.

La ricerca inizia in una delle tante estati dell’infanzia, quando ancora inconsapevole di tutto e desideroso di scoprire il mondo, si rintanava in un seminterrato fresco e nel silenzio di quei momenti riusciva a “cartografare” terre e mari immaginari, a creare e godere di mondi nuovi e imperscrutabili.

Era cominciato tutto in Puglia, nella sua Puglia, quando nel 1959 Ernesto De Martino, storico, insieme a Giovanni Jervis, psichiatra, Diego Carpitella, musicologo, e Amalia Signorelli, musicologa, approdano nel Salento per andare alle origini della taranta e conoscere da vicino i suoi adepti, i tarantati, quelli che ballano per curarsi. Si avvicinano alla storia di Maria, orfana, che da bambina è morsa da un ragno ed è costretta da san Paolo a rifiutare tutte le offerte di matrimonio, per continuare a dedicarsi a quel ballo mistico. Si scuote spiritata, fino a cadere per terra esausta, fino a sentire la voce del santo. Così, ogni anno, così ogni volta. Anni dopo, oramai adulto, quelle immaginazioni di bambino, quei viaggi fra i fogli di un libro, quelle storie senza risposte razioni di terre e popoli sconosciuti, sono diventati realtà da raccontare, esperienze da vivere, capire, tramandare…

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