Lo sguardo inquieto, Berardino Palumbo [Marietti1820 2021]

La grande occasione gli arrivò nel 1983, quando Italo Signorini, il professore universitario a cui aveva chiesto la tesi di laurea, chiamò lo studente Berardino Palumbo in una calda giornata di luglio per comunicargli che avrebbe svolto con lui la tesi di laurea, ma soprattutto per proporgli un esperimento: si trattava di cambiare le sue abitudini ed andare a vivere per qualche tempo nel Sannio per fare ricerche sul campo.

Doveva cioè studiare i rapporti comparatici lontano dai volumi della biblioteca di Etnologia dell’Università “La Sapienza” vivendo gomito a gomito con gli oggetti dei suoi studi. Non ci pensò due volte e, approfittando del finanziamento dell’Università, affittò una casetta a San Marco dei Cavoti per prendersi la responsabilità della “missione Sannio”. “Studierà il comparatico”, furono le prime parole di Signorini che suonarono allo stesso tempo come una sentenza e il titolo di una nuova avventura. Grazie all’amicizia con alcuni suoi coetanei autoctoni, fu introdotto, non senza qualche diffidenza, in un nuovo ambiente che per lungo tempo divenne il suo laboratorio a cielo aperto, il luogo dove trasformare la teoria in pratica, dove poter superare i limiti dell’astrazione e misurarsi con le vere difficoltà della scienza, del fare scienza. Fino a quel momento Berardino aveva nutrito le sue giornate dello studio cartaceo di un mondo che ancora oggi gli sembra oscuro: il mondo degli uomini, le loro tradizioni, le loro abitudini, i riti e le aggregazioni sociali. Quello nel Sannio era l’inizio di una grande avventura, professionale ed umana, che – lo sapeva bene! – avrebbe cambiato del tutto il senso della sua vita…

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