Cosa non è stato risolto in nome del green pass: trasporti pubblici

Mancano pochissimi giorni all’inizio dell’anno scolastico e tutta la discussione si è focalizzata unicamente sul greenpass (passaporto verde o meglio conosciuto come passaporto vaccinale).

La grande arma di distrazione di massa infatti ha distolto lo spirito zelante dell’opinione pubblica da tutta una serie di problemi rimasti irrisolti (organico scolastico agli sgoccioli, edilizia scolastica in molti casi fatiscente, mancata diffusione della tecnologia per una speriamo non imminente didattica a distanza …).
Il nodo trasporti sta già tenendo banco in tutti i tavoli prefettizi provinciali (ai quali partecipano uffici scolastici, responsabili dei trasporti pubblici, polizia locale, comuni etc, tranne rappresentanti delle professionalità scolastiche [dirigenti, docenti, personale educativo e personale ATA]).
Il ministro Enrico Giovannini si è premurato di far sapere che la capienza dei trasporti, nelle zone bianche (ad oggi tutt’Italia, domani chissà) e gialle, sarà nuovamente potenziata all’80% assicurando che saranno ripristinati i controllori per verificare il possesso del greenpass (per i treni a lunga percorrenza, ma non per i treni regionali e non per gli autobus!).
Intanto, nei centri più o meno popolosi si fanno avanti ipotesi di doppi turni, turni scaglionati, per garantire sicurezza e diritto allo studio!
Immaginiamo la ripetizione dello scenario dello scorso anno: il 50% della scuola entra alle 8, l’altro 50% entra alle 10; il primo gruppo uscirà alle 13/14, mentre il secondo alle 15/16 … magari solo per le superiori!

La verità, anche non tanto malcelata, è che nulla si è fatto in questi mesi per rafforzare i trasporti (più autobus, più treni) oppure per pensare patti territoriali con una corsi privilegiata per il trasporto scolastico (se la scuola in presenza è la priorità allora dedicare una fascia oraria solo a studenti e personale scolastico sarebbe prioritario, rimandando l’apertura e la chiusura dei negozi, supermercati e centri commerciali ad altri orari).
Sarebbe stato troppo semplice trovare delle soluzioni che davvero favorissero la Scuola, ma la mano destra non sa mai cosa fa la sinistra (oppure lo sa e tace): mentre si dice che sarà la priorità, poi la priorità è farla funzionare male, in modo contorto, in modo innaturale.
Quindi resta il metro di distanza (derogabile purché ci sia una frequente areazione dei locali), restano le mascherine, restano le classi con 20 e più alunni, restano i litri di gel disinfettante, restano i trasporti sbilenchi e insufficienti.
Cosa ci guadagniamo?
Il green pass, of course …


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