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La felicità dei mobilifici, di Ingo Schulze [Marietti1820 2021]

L

Essere vissuto nella DDR (la vecchia Germania Est) a cavallo fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 significava avere l’illusione di poter cambiare radicalmente tutto, senza capire che ci si apprestava a diventare davvero schiavi di un altro totalitarismo, quello del mercato capitalista.

Ingo Schulze ricorda che tutti potevano trovare un lavoro, ma anche studiare, tutti potevano fare l’Università perché sarebbe stato poi compito dell’Università trovare un lavoro a tutti i suoi neolaureati: questa è stata la sorte di Ingo, che terminati gli studi di lettere classiche all’Università di Jena non ha avuto che l’imbarazzo della scelta, diventando direttore culturale del Teatro di Stato di Altenburg, con uno stipendio di poco inferiore a quello di un primario dell’ospedale. E da lì una serie di altri lavori che gli hanno sempre permesso di vivere bene e di far fruttare la sua formazione. Con l’apertura delle frontiere della Germania Est e la caduta della repubblica filocomunista, soffia quell’effimero vento di libertà che solo apparentemente sembra portare benessere, ma alla fine introduce un sistema di valori che peggiora la vita dei cittadini della ex DDR, rendendoli schiavi del denaro e del mercato. Il passaggio dalle due Germanie è ben rappresentato da una barzelletta sovietica, quella dei due contadini che di fronte ad un fiume preferiscono attraversarlo a piedi guadandolo con il carretto sulle spalle piuttosto che arrischiarsi ad attraversare il comodo ponte davanti ai loro occhi. Non si fidano. Il ponte infatti è un inganno pericoloso: suggerisce la strada più rapida e sicura, quella senza fatica, ma nasconde insidie. La dimostrazione la fornisce l’avventuriero dalla macchina lussuosa che sfrecciando col suo bolide prova ad attraversarlo con il risultato di farlo crollare e precipitare nel letto del fiume. I due contadini, che nel frattempo hanno acceso una sigaretta e stanno aspettando di asciugarsi per poi riprendere il cammino, non possono che commentare: “Viaggia, viaggia e poi il ponte non lo vedi!”…

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