Twenty, di Francesco Semprini [Signs Book, 2021]

Il libro di Francesco Semprini è per una parte una cronaca giornalistica, fitta, ricca, argomentata, per un’altra è un diario personale, una sorta di romanzo di formazione che ci permette di vivere direttamente ed indirettamente il miracolo americano del self-made man, l’uomo che si è fatto da solo.

È arrivato da poche settimane a New York e sta per andare in cantiere, a Red Hook, come tutti i giorni, per potersi guadagnare quei benedetti soldi che gli permetteranno di mantenersi agli studi: Francesco non ha ancora guardato la tv, o ascoltato la radio, quando riceve la telefonata del compagno di lavoro che gli annuncia la caduta delle Torri Gemelle.

L’immagine che finalmente vede in televisione è straziante, sconvolgente, impensabile. Ma è davvero impensabile? In realtà qualche anno prima di bin Laden, Ramzi Yusuf aveva già provato a far crollare il World Trade Center con un’autobomba nel garage sotterraneo: era il 1993, solo 6 vittime e un migliaio di feriti, ma la Torre era rimasta lì.

zio sam

Adesso invece dall’alto è tutta un’altra cosa, una pioggia di fuoco e di esplosioni, le sirene che urlano per strada, l’Apocalisse che sembra arrivata. Francesco capisce in quel momento che non può andare più via da New York, che quella adesso è la sua casa, perché sopravvivere ad un evento così catastrofico, significa avere diritto di cittadinanza in quel Paese, che non è il suo, ma sa farlo crescere. Inizia allora lo studio al Baruch College, poi il praticantato alla EMC, quindi le collaborazioni con “Il Sole 24 Ore” e infine con “La Stampa”. Francesco Semprini vive i suoi ultimi venti anni nella Grande Mela, nutrendosi delle sue storie, dei suoi insegnamenti, della sua poliedricità: dal suo osservatorio vede tutto e tutto ci racconta. Cronaca di un italiano, per di più giornalista, nel Paese più influente del mondo…

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