Archetipi e stereotipi: gli scacchi (nella letteratura e oltre)

Gioco transculturale, gli scacchi nascono in Oriente probabilmente nel terzo millennio avanti Cristo, in una qualche variante diversa da quella che conosciamo oggi, ma sempre e comunque legata alla logica ed a un “fatto di sangue”

Qualche mese fa ho cominciato un’indagine sul ruolo e la funzione culturale degli scacchi, di un gioco che non è soltanto un gioco, ma un modo di leggere e interpretare la vita.

Ne è uscito uno Speciale per Mangialibri che costituisce la prima tappa di un percorso che deve essere ancora esplorato fino in fondo, tuttavia spero possa fornire già qualche spunto di riflessione e approfondimento.

Ne riporto solo uno stralcio, rimandando alla lettura complessiva sul sito di Mangialibri.

Gioco transculturale, gli scacchi nascono in Oriente probabilmente nel terzo millennio avanti Cristo, in una qualche variante diversa da quella che conosciamo oggi, ma sempre e comunque legata alla logica ed a un “fatto di sangue”, per poi diffondersi senza sosta disperdendosi in mille varianti nel resto del mondo, occidentale ed orientale. Alla base di tutto, lo si è detto, c’è uno scontro (fisico e mentale) senza tregua fra due persone che sono più di due rivali, sono due nemici che desiderano soltanto annientarsi. Del resto l’espressione “Scacco Matto” deriva dall’antico persiano Shāh Mat, ovvero “il Re è morto”.

Qui invece si accede all’archivio di questo sito con tutti i post pubblicati sugli scacchi

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