Ma erano e sono persone

persone

I fascisti ed i nazisti li chiamavano e li chiamano ebrei, così come li chiamavano e li chiamano negri, omosessuali, zingari; molti, quasi tutti, oggi li chiamano vittime.
Ma erano e sono persone, che delle bestie, vestite da uomini, hanno strappato alla loro umanità per annientarle.

Erano e sono persone con storie di quotidiana passione, con sentimenti, con pensieri ed opinioni giuste e sbagliate; qualcuno è stato ed è un criminale, qualcun altro un santo, tutti sono e sono stati uomini, con una vita di affetti, di inciampi, di successi, di precarietà: come è la vita di tutti gli uomini, come è la nostra vita.
A chi spetta giudicare? A chi spetta mettere delle etichette? A chi spetta condannare?
L’orrore dei campi di concentramento nazisti, tenuti insieme dalla complicità di altri uomini, alimentati dai complici fascisti, ci ricorda quali sono i limiti dell’essere umano, quanto possiamo essere e diventare brutali. E lo siamo tutte le volte che discriminiamo, che lasciamo morire altri esseri umani in mare, al gelo in una foresta fra cortine di filo spinato, in una periferie degradata dove sono stati emarginati, quando la loro casa è rasa al suolo per depredarli della loro proprietà.

La giornata della memoria deve ricordarci di far prevalere l’umanità che c’è in noi sulla bestia che è sempre in noi, sulla logica vigliacca del branco: è più facile cedere alla paura delle nostre debolezze che abbracciare i nostri compagni di viaggio.

Restiamo umani!


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