Nulla di nuovo dal fronte orientale

Terminata dunque la retorica narrazione che vuole Putin un cattivone despota (e in parte lo è) e la Nato garante degli interessi comuni (e sicuramente non lo è), con buona pace degli ucraini si arriverà ad una soluzione con inutili sanzioni che avrà avuto soltanto il merito di ridisegnare gli equilibri dal Caucaso in poi.

I venti dall’Est sono sempre freddi: attraversano la tundra, la Siberia ed arrivano a scontrarsi col mite calduccio del vecchio continente. Lo scontro in atto fra Nato/Usa e Russia ai confini dell’Ucraina è preoccupante e, giustamente, non fa dormire tranquillo nessuno, né ad Est (Putin) né ad Ovest (Biden).

(da Limes)

Che Putin sia un osso duro, capace di monopolizzare i consensi anche eliminando (fisicamente e comunque con ogni mezzo) gli oppositori, è cosa nota a tutti, ma è vero anche che nessuno si è mai messo contro lo zar (ex agente del KGB e protagonista indiscusso della scena politica della ex URSS dal 2000), nemmeno Barack Obama: perché la Russia è da sempre un ottimo partner commerciale per l’Occidente.
Che la Nato[1] miri al contempo ad una chiara espansione da Ovest verso Est profittando della caduta del Muro di Berlino (si vedano le veloci annessioni delle ex repubbliche sovietiche diventate indipendenti e dei Paesi balcanici, che hanno di fatto segnato la fine del patto di Varsavia del 1955) neanche è un mistero.

L’Ucraina ha nella storia russa, anche in quella di Stalin, una posizione sempre molto filo-occidentale, ma ha soprattutto una posizione strategica come cerniera fra la Russia e l’occidente soprattutto per il commercio di beni primari, come il famoso gas: geopoliticamente significa anche il controllo del mar Nero.

Ma la Russia invaderà l’Ucraina?

Joe Biden sembra, fra le altre cose, incapace di garantire una politica estera credibile, soprattutto per i suoi elettori, fuori dai confini degli Stati Uniti: è confuso e soprattutto molto poco incisivo.
Vladimir Putin, al contrario, continua la sua operazione di rafforzamento ed accreditamento del suo Paese sugli scenari internazionali, sul modello dell’ex URSS: ma deve vedersela soprattutto con i grandi competitors asiatici, India e Cina, su tutti.

La crisi probabilmente è destinata a ricomporsi, anche perché ragioni economiche (interne al bilancio della Russia) e di interessi commerciali (Croazia, Svezia, Romania, ma la stessa Italia sono molto tiepide nell’appoggio alla Nato) sembrano lanciare chiari segnali che una guerra nel cuore dell’Europa (non fisico, ma geopolitico) non ci sarà.

Terminata dunque la retorica narrazione che vuole Putin un cattivone despota (e in parte lo è) e la Nato garante degli interessi comuni (e sicuramente non lo è), con buona pace degli ucraini si arriverà ad una soluzione con inutili sanzioni (condivido dunque la tesi su Il Salto di Rodi, che invito a leggere) che avrà avuto soltanto il merito di ridisegnare gli equilibri dal Caucaso in poi.

Le vere domande sono due:

  • quando terminerà l’èra Putin? e cosa succederà dopo?
  • quando terminerà la farsa della Nato?

Le risposte sono al momento fantapolitica, ma forse neanche tanto. Certo lo scenario non è da sottovalutare, perché rischia di cambiare invece gli equilibri commerciali regalando all’Europa (Germania in primis, che dalla Russia attraverso l’Ucraina attinge al 15% del fabbisogno di gas nazionale) bollette energetiche sempre più care.

[1] NATO: 30 Stati membri: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del nord, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Ungheria.
11 Membri associati: Armenia, Austria, Azerbaijan, Bosnia Erzegovina, Finlandia, Georgia, Moldova, Serbia, Svezia, Svizzera, Ucraina.
4 Membri associati del Mediterraneo: Algeria, Giordania, Israele, Marocco.

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