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Il bullo di Jesi: la marginalizzazione come risposta al disagio

I

Un bambinetto di 8 anni, probabilmente un bullo in fasce, si è ritrovato vittima a sua volta dei genitori dei suoi compagni di classe che hanno deciso per due giorni di scioperare, tenendo i propri figli a casa e lasciando il bulletto da solo in aula.

Mettendomi nei panni del genitore, penso che l’incolumità dei propri figli venga prima di tutto e quindi sono convinto che il gesto sia stato dettato prima di tutto dal tentativo di salvaguardare la salute fisica dei figli. Non lo vedo come un atto punitivo fine a se stesso, ma come piuttosto un grido disperato d’aiuto e di protesta, non nei confronti del ragazzino, quanto delle istituzioni (scuola e comune) chiamate ad intervenire.
Mi lascia molto pensare invece il sistema che ormai abbiamo adottato per aiutare chi manifesta un disagio: già, perché un bambino di otto anni che malmena i compagni, lancia banchi e amuchina ha una rabbia dentro che calpesta i suoi problemi.
Ma lasciarlo da solo, escluderlo ed isolarlo è la ricetta giusta?

Non è solo un problema di scuola inclusiva, etichetta che va molto di moda ultimamente: peraltro non essendo al corrente, non giudico né metto in discussione le decisioni prese dalla scuola e, si spera, anche dal Comune dove abita il ragazzo con la sua famiglia. È un problema più generale di società incapace di dare risposte ad un disagio profondo che si trasforma in furia incontrollata.

Perché l’esclusione, l’emarginazione, la marginalizzazione di chi presenta problemi, l’incapacità di trovare strade per contenere il disagio, per risolvere quei disagi, sono soluzioni approssimative a cui sempre più spesso si sta conformando la nostra società, curvata verso l’individualismo e soprattutto aliena da quel concetto di solidarietà sociale a cui invece si dovrebbe mirare.

È il momento dell’ascolto e della costruzione, del coinvolgimento delle famiglie, del tessuto sociale, delle istituzioni territoriali, per definire un percorso di accoglienza e integrazione, non del ragazzino, ma di tutti con gli altri. Conoscere e rispettare il prossimo, a prescindere.

Ovviamente questa è la teoria.

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