Draghistan un anno dopo: si stava meglio quando di stava peggio?

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Il governo targato Mario Draghi è il 77esimo della nostra Repubblica e compie proprio oggi un anno (insediato il 13 febbraio 2021). Nasce sempre in seno alla 18esima Legislatura, come terzo rimpasto dopo il Conte1 (governo giallo-verde, M5S e Lega) ed il Conte2 (governo giallo-rosso, M5S e PD), principalmente per volontà dei due Matteo (Salvini e Renzi) ed in risposta all’inadeguata gestione della pandemia.
Com’è la situazione dopo un anno?

COSTO DELLA VITA: le politiche messe in campo dal governo, ci consegnano oggi un panorama disastroso che rischia di peggiorare visti i rincari dei beni energetici che cadranno tutti sulla schiena delle imprese e, soprattutto, dei lavoratori i cui salari sono al palo. Servono politiche di investimento che limitino i costi e favoriscano i rinnovi contrattuali, dal pubblico impiego al privato. Il governo non ha fatto nulla, nemmeno il Parlamento che con l’ultima Legge di Bilancio ha messo poche briciole per i contratti degli statali. Nulla si sta facendo per eliminare le politiche dei bonus, molto spesso ad personam, e per investire invece sullo stato sociale, attraverso una seria lotta all’evasione fiscale: anzi, quando si è trattato di modificare le aliquote si è lavorato per agevolare chi i soldi già ce li ha. La povertà non si combatte con la beneficenza, ma con riforme strutturali volte a favorire la creazione di posti di lavoro.

GESTIONE DELLA PANDEMIA: dopo 12 mesi, cosa che non aveva potuto fare il governo Conte2 per assenza di vaccini, risulta vaccinato almeno l’80% della popolazione italiana. Continuano ad esserci circa 400 morti al giorno e abbiamo avuto proprio a gennaio 2022 un picco di oltre 250.000 contagi giornalieri. Segno che il problema non era legato alla distribuzione del vaccino, unica panacea possibile secondo il mantra del governo: sono stati abbandonati tutti gli accorgimenti legati al distanziamento, non è mai stato intrapreso un serio piano di sviluppo delle cure, sono stati imposti dispositivi normativi che garantissero comunque l’apertura delle attività commerciali senza armonizzarli con la garanzia della sicurezza, non sono stati più ripresi in considerazione piani territoriali con diverse disposizioni del traffico pubblico urbano ed orari dei servizi commerciali. Si è scelta la strada più semplice delle chiusure diversificate, che hanno colpito soprattutto le Scuole, sacrificabili nei fatti più dei negozi e delle fabbriche. Per non parlare di tutto il settore culturale e artistico che ancora oggi versa in gravissime condizioni: al contrario, gli stadi per il campionato di calcio sono stati prontamente riaperti anche al 50% e a breve al 75%.
Ancora più disastrosa la gestione della sanità, lasciata sempre più spesso nelle mani dei privati, e dei provvedimenti come il green pass, che prima vale 12 mesi, poi 9, adesso 6 mesi. Chiaro che questa linea dittatoriale ha generato ancora più confusione e diffidenza.

SICUREZZA SUL LAVORO: non è stato fatto nulla, anzi continuano ad esserci circa 3 morti al giorno sul lavoro e 1.400 denunce di infortunio. È un pericoloso bollettino di guerra, che non risparmia giovani in apprendistato né operai già qualificati ed inseriti nel mondo del lavoro. Una vergogna, per un Paese come il nostro. Nell’arco dell’intera legislatura non è mai stato preso un provvedimento serio che potesse dare una risposta concreta alla sicurezza sui posti di lavoro, con il potenziamento del corpo ispettivo e sanzioni severe nei confronti degli inadempienti. Anzi, il tutto è destinato a peggiorare: il recente bonus del 110% per l’edilizia sta già facendo nascere imprese improvvisate e gare d’appalto al ribasso che rischiano davvero di far impennare ulteriormente questa tragedia anticostituzionale, dato che il lavoro è un diritto, la morte sul lavoro dovrebbe essere una rarissima eccezione.

BENESSERE SOCIALE: due i fattori di maggiore stress, divisione e frizione affrontati dal governo Draghi, uno concernente la campagna contro i no-vax l’altro sull’ordine pubblico. Il governo ha instillato, attraverso sue figure istituzionali (in particolare il sottosegretario Pierpaolo Sileri, Ministero della Salute) con la complicità dei media improvvisati ora virologi ora politici, una campagna d’odio e denigrazione nei confronti dei no-vax che sono stati etichettati ora come irresponsabili, ora come idioti. Al netto della questione scientifica e dei discutibili provvedimenti di obbligo vaccinale mascherati e differenziati, è mancata una vera campagna di informazione e confronto con le fronde più integraliste del movimento no-vax che invece il governo ha preferito colpevolmente consegnare all’organizzazione squadrista di Casa-Pound e di ogni altro corpuscolo neofascista (Forza Nuova in testa), sfociati in guerriglie di piazza fino all’assalto alla sede CGIL del 9 ottobre 2021. Nell’esecutivo poi la Ministra Lamorgese soprattutto, responsabile dell’ordine pubblico, ha coperto, insieme al governo ed a buona parte del Parlamento, l’abuso di violenza della polizia, sfociato in maniera eclatante nelle manifestazioni pacifiche degli studenti, sdoganando quindi l’uso del manganello preventivo, comunque. L’Italia non è un Paese dove è possibile manifestare pacificamente, in nessun caso.

Cosa resta dopo un anno di Draghistan?
Un Paese ancora diviso, che vive nell’incertezza sociale ed è succube di media irresponsabili (con la complicità di tutta la classe politica).
L’economia è probabilmente in ripresa, ma è una ripresa che parla alle grandi imprese ed alle banche, non certo ai piccoli esercizi commerciali e le piccole-medie-imprese che sono al collasso.
La sfiducia nelle istituzioni ed in particolar modo nella giustizia sociale è crescente.

La politica, intesa come democrazia, partecipazione e rappresentanza, si è dimostrata altamente inefficace, non solo per le responsabilità di chi governa, ma soprattutto di chi sceglie -con le elezioni, finché ci saranno- chi deve sedere in parlamento: il Movimento 5 Stelle è il principale imputato, a cui si aggiungono il doppiogiochismo della Lega di Salvini, quel marpione di Matteo Renzi e l’inconsistenza del Partito Democratico, incapace di farsi portatore delle istanze popolari, soprattutto di lavoratori e pensionati.

Questo deve essere il contesto a cui bisogna pensare quando fra un anno si andrà a votare per la 19esima legislatura, evitando di scegliere la soluzione gattopadesca del “tutto cambi, perché nulla cambi”.


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