L’umana mimesi di PPP

“Io so, ma non ho le prove” è il manifesto politico, culturale e poetico di quegli ultimi anni e di quegli ultimi mesi di lavoro frenetico.

In Pasolini non esiste la possibilità di dividere nessuno di questi aspetti: la vita si fa politica, la politica poesiala poesia è messaggio etico ed estetica ma è anche la sublimazione delle provocazioni, delle passioni e delle sue produzioni poetiche (Le ceneri di Gramsci) e cinematografiche.

Si tratta di un intellettuale a tutto tondo, il cui acume e la cui irrequietezza sono state felicemente sintetizzate di recente da Francesco Piccolo che ricorda come “la molteplicità lo ha reso l’artista e l’essere umano più complesso del Novecento. Basti pensare alle tre definizioni: cattolico, comunista, omosessuale dichiarato. E ognuna di queste era intollerabile per le altre due.” La vita privata ed artistica di Pasolini si fondono e si nutrono di queste contraddizioni, non hanno un confine ben definito, non hanno un limite; che l’uomo e l’artista non fanno nulla per contenere, anzi sono scavate nei suoi zigomi appuntiti, nel viso attraversato da pieghe carsiche, dagli occhiali scuri ad evidenziarne lo sguardo, sempre lucido e teso come ogni nervo del suo corpo, nella voce stridula quasi in falsetto, graffiante come le sue provocazioni.

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