Dall’inferno. Due reportage letterari, di Cosimo Argentina e Orso Tosco [Minimumfax 2021]

Umé di Cosimo Argentina e Bestïn di Orso Tosco sono i due romanzi brevi, detti anche reportage letterari nel sottotitolo del libro, che compongono le balze straordinarie di un inferno che di dantesco non ha nulla, perché sembra abbandonato da ogni finalità didascalica e da ogni velleità morale, da ogni barlume di rimorso: esistono gli uomini che si muovono come formiche in una quotidianità fatta di espedienti, lavoro, fatica, ma soprattutto sopravvivenza, quasi gelidi e meccanici nei loro movimenti, privi dell’anima, se mai l’hanno avuta.

Trovarsi una sera per sbaglio all’ingresso della grande acciaieria di Taranto, con un foglio di fresca assunzione in mano e cercare l’operaio esperto che dovremo affiancare per imparare bene il mestiere: può essere una fortuna insperata, la ruota della sorte che finalmente gira nel senso giusto, ma può essere anche il giorno sbagliato per iniziare, quello peggiore per essere iniziati al mondo, anzi al sotto-mondo, del lavoro in fabbrica, soprattutto se proprio quella sera il cielo ha deciso di piovere a dirotto.

Finire sballottolato da un insediamento di operai ad un altro, da un ufficio all’altro, dalla burocrazia alla faciloneria, in un mondo dove nessuno sa, o forse tutti sanno soltanto qual è il loro destino, quello di Pasquale, un altro morto sul lavoro. La protesta monta, i cancelli sono presidiati dalle guardie, partono i manganelli. Forse è il giorno sbagliato per iniziare a lavorare, forse è il posto sbagliato: quello è l’inferno… Ha un pensiero diverso, ma non tanto, Orazio Lobo, risvegliatosi da un coma profondo e immerso da anni in un altro inferno, quello dei carrugi di Genova, del quartier Sampierdarena, quello dei negozi da annotare, delle colonne che spuntano dal cielo, nell’unico vialone chilometrico della città, quello che improvvisamente srotola la città altrimenti rintanata su se stessa. Il compito di Orazio è chiaro, almeno è chiaro a lui: sorvegliare per evitare la catastrofe, ogni giorno annotare i segni che gli altri non vedono, raccogliere i segnali che ci avvicinano al disastro, che avvicinano Genova, ignara, alla sua più grande ferita…

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