Domenica 5 giugno sul Corriere della Sera ha pubblicato una lista di filo-putiniani al prezzo di Mosca per gettare in Occidente idee destabilizzanti, come una sorta di contro-propaganda filo-Ucraina.

(pagina del Corriere della Sera del 5 giugno 2022)

Oggi il Copasir ha smentito la funzione terroristica di queste presunte spie nostrane, negando ogni tipo di controllo e/o azione eversiva: semplicemente, forse opportunisticamente, forse no, questi putinani stavano esercitando il diritto di pensiero ed opinione garantito dalla nostra Costituzione.
Senza entrare nel merito di quelle idee, che possono più o meno trovarci concordi, il degrado del giornalismo sensazionistico di questi tempi deve far riflettere sulla difficoltà che viviamo oggi per poterci costruire un’idea autonoma di un fatto o di una persona.
Non esistono più l’analisi, la critica, la discussione, il confronto, ma soltanto la diffamazione e la disinformazione.
Sarebbe ora che anche l’Ordine dei Giornalisti prenda una posizione e faccia indagini serie per valutare la moralità o meno di chi si arroga la responsabilità di diffondere informazione pubblica.
Sarebbe ora che il tempo dell’ansia da prestazione giornalistica

Paradossalmente viviamo in un’epoca che abbonda di informazioni, ma anziché lavorare per sistematizzarle e analizzarle, il giornalista, l’opinionista (e chi non lo è, oggi?), l’influencer (nuovo mestiere) ne producono in modo inflazionato e distorsivo.

L’epoca delle grida e delle urla dovrebbe lasciare il posto ad un serio periodo di silenzio e riflessione.


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