Il rapporto Child Labour: Global estimates 2020, trends and the road forward – pubblicato in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile che si celebra oggi 12 giugno – evidenzia che i progressi per porre fine al lavoro minorile si sono arrestati per la prima volta in 20 anni, invertendo il precedente trend che vedeva il lavoro minorile diminuire di 94 milioni tra il 2000 e il 2016.

Attualmente sono 160 milioni i bambini coinvolti, con un aumento di 8,4 milioni negli ultimi 4 anni ed altri 9 milioni di bambini a rischio a causa della crisi economica provocata dalla pandemia da COVID-19, numero che potrebbe salire a 46 milioni se questi bambini non avranno accesso alla protezione sociale. (Agenzia per la Coesione Sociale)

Per milioni di bambini, il Covid 19 ha significato fame, povertà e un ostacolo al loro diritto all’istruzione. Lo conferma l’ultimo Rapporto sul lavoro minorile 2022 della Federazione Internazionale Terre des Hommes, pubblicato in concomitanza con la Conferenza mondiale sull’eliminazione del lavoro minorile, tenutasi dal 15 al 20 maggio scorsi a Durban, Sud Africa e la cui giornata mondiale si celebra il 12 giugno. L’incontro istituzionale ha prodotto un documento di strategia per raggiungere l’obiettivo di eliminare le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile, e garantire tutele e diritti e tutti i bambini lavoratori. (Sole24ore)

Il lavoro minorile non si conta ma si stima. Non esistono infatti statistiche precise: si va per approssimazione desumendo il numero dei ragazzi e delle ragazze che giovanissimi sono al lavoro, analizzando altri fenomeni a cominciare da quello dell’abbandono scolastico.

L’ultimo Rapporto sul lavoro minorile risale al 2013 e fu curato da Salve the Children. Stimava fossero circa 260mila i minori di 16 anni coinvolti in esperienze di lavoro, ma quel rapporto è troppo lontano per capire il fenomeno oggi. Ci ha pensato la Fondazione studi del Consiglio nazionale dell’ordine dei Consulenti del lavoro, che pochi mesi fa ha pubblicato un approfondimento rielaborando dati Istat.

Secondo la rielaborazione dei Consulenti del lavoro, il 4,7% dei lavoratori e lavoratrici sotto i 35 anni dichiara di aver cominciato a lavorare prima dei 16. “Complessivamente il 10,7% degli attuali occupati ha iniziato a lavorare a un’età inferiore ai 16 anni ma, negli anni, tale quota è andata riducendosi, a seguito della crescita dei livelli di istruzione della popolazione, di benessere delle famiglie e sviluppo del Paese”. Numeri importanti, ancorché probabilmente sottostimati, che fanno dire a Sandro Gallittu, responsabile Politiche per politiche per la famiglia e l’infanzia – area stato sociale e diritti della Cgil Nazionale: “Questi numeri attestano che esiste ancora una sacca importante di lavoro minorile in Italia, superiore alla media europea, che da un lato vive condizioni di povertà estrema nonostante l’introduzione del Rei prima e del Reddito di cittadinanza poi. E all’altro esiste una quota importante di abbandono scolastico. Insomma, povertà economica e povertà educativa sono le concause del lavoro minorile”.

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