Anche quest’anno, per quanto con toni meno trionfalistici, è passata l’idea del Piano Estate, ovvero quel progetto per tenere aperte le Scuole l’estate. Quest’anno il tema è “Volgere in positivo le difficoltà, #LaScuoladEstate2022”.

In sostanza, per evitare inutili calpestamenti di interessi con il Terzo Settore e soprattutto con la Chiesa, si eliminano i riferimenti a possibili attività ricreative e si richiama l’importanza di organizzare attività di recupero e potenziamento formale degli apprendimenti, con azioni didattiche dedicate per gli studenti ucraìni.*

Nel mezzo ci sono anche dichiarazioni del segretario della Lega:

“I tre mesi di vacanze estive sono un problema per i genitori che lavorano. Ci sono solo in Italia. Questo blocco, questo buco, questa voragine che se non ci sono i nonni o non hai l’oratorio estivo è un casino, va assolutamente rivisto”.

(Matteo Salvini)

Riservandomi di affrontare a parte la questione legata al tempo scuola e tempo vacanze della Scuola italiana rispetto al resto d’Europa, provo almeno tre riflessioni:

a) È necessario condannare insegnanti ed alunni ad attività di recupero e potenziamento, volontarie!, durante l’estate? O forse è meglio lasciare sedimentare le conoscenze acquisite in nove mesi, poche o tante che siano, permettendo al cervello di riposare, resettare, per prepararsi ad un nuovo anno? I periodi di “vacanza” sono etimologicamente dedicati a fare il vuoto, di nozioni, di emozioni, di stress: ma è un vuoto positivo, perché serve a riorganizzare. E poi gli alunni devono essere liberi di annoiarsi e dedicarsi a tempo pieno ad altro. Riempirlo con attività inutili, appesantisce la mente e il fisico.

b) Non sono tre mesi di vacanze estive per gli insegnanti ed il personale scolastico, comunque impegnati in adempimenti organizzativi (gli esami di stato terminano spesso a metà luglio, le attività di recupero sono organizzate in luglio, ma anche a fine agosto, gli uffici di segreteria non chiudono neanche un giorno!)

c) La Scuola non è un centro ricreativo, ma un’istituzione per l’educazione e la formazione dei futuri cittadini. Se è lecito pensare di rivedere la scansione del calendario scolastico rimodulando le settimane di vacanza estiva (che, attenzione, sono funzionali anche alle situazioni climatiche: come si può pensare di fare lezione nella nostra penisola già dal 20 agosto?), lo si deve fare secondo criteri didattici: non è pensabile che la Scuola sopperisca ad altri pezzi che devono invece essere organizzati dagli Enti Locali, dalle parrocchie, dagli Enti Laici, dalle associazioni sportive … Il problema non è quello di aprire la Scuola al territorio, ma di preservare la funzione della Scuola che non può essere di eterna stampella delle mancanze altrui.

*p.s. sull’esclusività della didattica per i soli alunni ucraìni, mi sono espresso ieri: è sbagliato creare distinzioni fra bambini/ragazzi che arrivano in Italia, spinti da necessità, qualunque essa sia, e non per divertimento.


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