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Il super-docente, ordinaria amministrazione

I

La decisione di istituire ope legis (e non per contratto) la figura del docente esperto è tanto imbarazzante, quanto questo governo di fine legislatura.

La trovata di 8.000 docenti da premiare con 400 euro al mese circa (lorde, per carità) sui circa 800.000 in organico di fatto e diritto è lo specchio della logica premiale e competitiva che ci chiede l’Europa?
Questa dovrebbe essere la chiave per rivitalizzare una categoria umiliata dai mancati rinnovi contrattuali e soprattutto da un ruolo sociale sempre più deprimente?
400 euro in più per cosa? Soprattutto come attribuirli?
In ordine:
– il testo interviene sul famigerato DL 36 (poi legge 79) del 2022 e quindi sul DLgs 59/17 (attuativo della Buona Scuola) nella sezione legata alla valutazione della formazione del personale docente;
– l’articolato prevede che i docenti con 3 valutazioni positive consecutive e non sovrapponibili (?) possono aspirare alla qualifica di “docente esperto”;
– non tutti i docenti, però, perché al momento sono previsti 8.000 docenti (meno di 1 per scuola) e non subito (dal 2032-33);
– dal 2035-36 (cioè fra 10 anni!) potranno essere fino a 32.000.

In cosa saranno più esperti? Bisogna tranquillizzare questi docenti, perché non avranno carichi aggiuntivi, perché la nuova qualifica “non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento”.
E allora?
Come saranno valutati?
I criteri in base ai quali si selezionano i docenti cui riconoscere la qualifica di docente esperto sono rimessi alla contrattazione collettiva di cui al comma 9 e le modalità di valutazione sono precisate nel regolamento previsto dal medesimo comma. Nel caso in cui detto regolamento non è emanato per l’anno scolastico 2023/2024 le modalità di valutazione seguite dal comitato di cui al comma 4 sono definite transitoriamente con decreto del Ministro dell’istruzione da adottarsi di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze (da rivedere). In sede di prima applicazione, nelle more dell’aggiornamento contrattuale, si applicano i seguenti criteri di valutazione e selezione: 1) media del punteggio ottenuto nei tre cicli formativi consecutivi per i quali si è ricevuta una valutazione positiva; 2) in caso di parità di punteggio diventa prevalente la permanenza come docente di ruolo nella istituzione scolastica presso la quale si è svolta la valutazione e, in subordine, l’esperienza professionale maturata nel corso dell’intera carriera, i titoli di studio posseduti e, ove necessario, i voti con cui sono stati conseguiti detti titoli. I criteri di cui al quinto periodo sono integrativi di quelli stabiliti dall’Allegato B, annesso al presente decreto.

Dunque qui si tira in ballo la contrattazione collettiva, ma se non ce la si fa, si passa all’atto unilaterale del Ministero.
Un ultimo particolare: i docenti esperti sono tenuti a rimanere per almeno un triennio nella scuola dove hanno conseguito il titolo di esperti.

Un pasticcio insomma, con molte incognite, ma anche molto pericoloso perché ipoteca una parte della contrattazione, non risponde alle richieste di carriera per i docenti (una discussione seria è in un recente articolo di Mario Riccardi), insinua nella scuola l’ennesima figura/disposizione divisiva, che collide con il sistema collettivo e collaborativo.
L’operazione è subdola: si ingenera una concorrenza fra pari rispondente alla logica distorta ed ingannevole della meritocrazia per pulirsi la coscienza e rispondere a domande che l’Europa non fa.
Quindi, prima bisogna super-preparare e super-selezionare i docenti, con meccanismi concorsuali spropositati non solo per il pubblico ma anche per il privato, sottopagati, poi si mette il pannicello del super-docente.
Soprattutto, eticamente e politicamente, si individua un capro espiatorio per un sistema che non funziona e che non si vuole curare: servono organici, serve tempo scuola, serve una riforma ordinamentale che faccia della scuola un luogo di apprendimento civile e morale, non esclusivamente l’avviamento al lavoro, servono risorse per le autonomie scolastiche, per i rinnovi contrattuali. Invece si individua nel docente il cattivo da sanare: tutto il resto va bene, dallo sconquasso politico a cui stiamo assistendo, all’educazione al consumismo sfrenato, al collasso ambientale, al degrado culturale. In fondo basta creare i super-docenti per risolvere tutto.

Non è serio, come non è seria l’istituzione della Scuola di Alta Formazione, creata dal DL 36 e mantenuta con i soldi destinati alla contrattazione collettiva, che commissaria le professionalità presenti negli organi collegiali in tema di formazione, perché non è un provvedimento sano che mira alla professionalizzazione ed al rilancio sociale della Scuola e del personale scolastico. È l’ennesima soluzione propagandistica e sprecona: quei soldi andrebbero lasciati a disposizione della contrattazione e dell’autonomia delle scuole, invece che sperperarli in operazioni aziendalistiche.

Chi aveva ancora dei dubbi sull’ “agenda Draghi”, dopo la proposta del docente-esperto dovrebbe aver capito di cosa si tratta e soprattutto dovrebbe essersi fatto un’idea per le prossime elezioni del 25 settembre.


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