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Il Ministero stoppa i patiti della didattica a distanza a oltranza

I

C’è ancora un certo numero discreto di persone che ritiene la didattica a distanza (meglio sarebbe dire didattica digitale integrata) come una panacea contro ogni male, adesso anche per risparmiare sull’energia (elettrica e termica).

Da qualche giorno, dopo la pubblicazione del documento dell’ISS con le linee guida per rientrare a scuola a settembre [un documento che scempia l’italiano in tutti modi possibili ed immaginabili], si stavano facendo largo due ipotesi:
– prorogare l’uso della didattica a distanza per gli studenti positivi
– prorogare l’uso della didattica a distanza per diminuire il tempo a scuola e quindi risparmiare in elettricità e riscaldamento.

(tweet di ANP sull’uso della DAD il sabato …)

Si tratta di due idee malsane e indigeribili.
Per contratto l’uso della didattica digitale integrata è limitato alle situazioni di emergenza sanitaria: sappiamo bene che l’emergenza sanitaria è finita il 31 marzo 2022, quindi non c’è ragione di attuarla.
Le scuole, il collegio dei docenti e gli insegnanti hanno già gli strumenti necessari per pensare eventuali percorsi di recupero di lezioni per gli studenti malati e convalescenti: la DDI non è dunque un’ipotesi spendibile. E vale anche per i Collegi Docenti che non possono, autonomamente, decidere di applicare la DDI come forma ordinaria di lezione.

Con una nota arrivata alle Scuole, il MI ha inviato un vademecum ed alcune FAQ che chiariscono bene questo punto.

Del resto tutti hanno sotto gli occhi gli esiti devastanti in termini di socialità e di relazioni umane (oltre che in termini di accentuazione di diseguaglianze) che ha generato la didattica a distanza.

L’ipotesi poi di sottrarre tempo a scuola ai ragazzi sacrificando la scuola in presenza per questioni energetiche verrebbe contro tutto quello che in questo momento si sta dicendo della necessità di fare della scuola il centro anche delle attività sociali degli alunni, futuri cittadini. Pensare di aprire la scuola ai territori e contemporanemente pensare di ridurre il tempo a scuola per garantire minore utilizzo di energia è semplicemente incoerente.

Piuttosto bisogna pensare piani strategici che nei fatti mettano la scuola al centro, dando la priorità all’attività scolastica rispetto alle altre attività, differenziando quindi le giornate di lavoro e di produzione delle attività commerciali ed industriali.

Se la scuola è un priorità, bisogna dimostrarlo coi fatti.


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