Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici. L’inferno venezuelano perde le sue connotazioni specifiche ed assume quelle epiche di un paese in balia di milizie assassine. È un romanzo dirompente nella sua semplicità, caratterizzato da uno stile asciutto, che non lascia spazio a nessun tipo di immaginazione o non detto, che graffia la superficie e riesce a tenerci incollati ai fatti dalla prima all’ultima pagina, ci scortica e va fino alla radice.

Fin dalla sua prima apparizione il romanzo ha raccolto l’entusiasmo della critica per la capacità di coniugare il piano allegorico con il realismo della narrazione: allo stesso tempo è un romanzo senza tempo, che traccia un quadro chiaro della realtà del Venezuela degli ultimi vent’anni, intrecciandosi con le esperienze personali dell’autrice, anche lei migrata in Spagna in cerca di una seconda vita.

Continua su Mangialibri


One Comment

Rispondi