Basta ritrovare un quaderno del 1917 per essere catapultati di colpo in un mondo che oramai sembra non esserci più: riaffiorano i ricordi del maestro, i primi passi nella scuola, la madre. Da lì in poi una stagione di morti improvvise, quelle della prima grande guerra, inaspettata. Quando crolla un mondo e se ne costruisce un altro. E si sorride di fronte alla gravità dei fatti descritti in quel quaderno: tanti errori di scrittura che oggi sono nulla di fronte al passaggio della guerra. Il quaderno è logoro, ma ancora intatto e questo lo fa star bene, lo fa star meglio, lo aiuta a ritornare alla realtà.

Altrove, in una altra sezione dei suoi ricordi c’è anche il ricordo della paura di un rifugio clandestino quando ormai stava finendo la seconda grande guerra: una stanzetta condivisa con l’amico Libero, la fuga in campagna, le promesse di normalità con una ragazza, Valeria, che quasi quasi gli fanno dimenticare che tutto intorno c’è la guerra, c’è la morte. Non è facile fidarsi, ancora meno mantenere la calma e la tranquillità senza esporsi: le uscite diradano, il tempo invece si prolunga all’infinito. Fuori intanto c’è la guerra, ma questo non può impedirgli di perdere il filo della vita. In quella normalità c’è anche il ricordo delle nozze della nipote Anna, festeggiate con semplicità, in famiglia, con rosette di pane bianco e pere, senza il corposo vino del Vulture, ma qualche sofisticato bicchiere di vino veneto. Un’altra occasione per stare insieme, per rivedere le sorelle ed il padre, ma anche le bellezze di una terra che non lo abbandonerà mai nei suoi continui pellegrinaggi…

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