Storia del giallo italiano, di Luca Crovi [Baldini e Castoldi 2020]

Il libro vuole essere in sostanza una storia ragionata e documentata dell’evoluzione del genere giallo, ma allo stesso tempo è una storia leggera, che non si perde in digressioni e punta più al quadro d’insieme che al singolo approfondimento.

Che possano essere stati Francesco Mastriani, Emilio De Marchi e Salvatore Di Giacomo i primi scrittori di testi di genere “giallo” italiani è possibile. Così come è possibile che la nascita di un romanzo popolare di atmosfere noir in Italia sia legata ad una sorta di competizione ed emulazione degli scrittori francesi autori di inizio Ottocento, dei mirabili féuilletons di enorme successo, come nel caso dei romanzi di Victor Hugo (Notre-Dame de Paris del 1831, I misteri di Parigi del 1842), ma anche dei romanzi di Alexandre Dumas (Il conte di Montecristo, 1844-45). 

La salamandra, di Carmine Sorrentino [Ensemble 2020]

La vicenda di una ragazza veggente che è lei stessa frutto dell’unione di due popoli (cubano/caraibico e slavo), di due culture (santeria ed ortodossia) e di fedi e mondi differenti sintetizza bene la storia individuale di chi ha vissuto il dramma della fine di un’epoca.

Marisol Starčević ha il mare nel cuore ed in tutti i suoi pensieri: figlia di un soldato serbo e di una madre cubana, vive ormai vicino Belgrado, in un mondo fatto di piccole cose quotidiane, di persone che le vogliono bene, di amicizia.

La prigione di carta, di Marco Onnembo [Sperling & Kupfer 2020]

Marco Onnembo non è uno scrittore di professione, ma un manager e giornalista che ha sentito la necessità di denunciare un rischio che stiamo davvero correndo nell’èra del digitale spinto: la perdita della certezza della parola scritta.

C’è chi va in prigione per un reato, chi per le proprie idee. Nel mondo di Malcom King le due cose coincidono. King, docente di scrittura creativa al college di Brownsville, dove vive con la moglie Lynette e il figlio Buddy, ha un incarico importante e allo stesso tempo pericoloso: insegnare alla prima generazione di studenti che non sa scrivere a mano.

Intervista a Silvia Bottani

Nell’intervista proviamo ad approfondire qualche aspetto del suo mestiere di scrivere, indagando fra modelli, percezioni, sensazioni, progetti e intenzioni.

Silvia Bottani, critica d’arte e giornalista per numerose testate online, ha scelto per il suo esordio narrativo di cimentarsi con il romanzo noir a sfondo sociale: atmosfere afose, personaggi in conflitto con loro stessi e con il mondo, storie di uomini e donne diversi per pelle, credo e cultura, ma accomunati dalle stesse paure di esseri umani. Nell’intervista che Silvia ha concesso a Mangialibri, proviamo ad approfondire qualche aspetto del suo mestiere di scrivere, indagando fra modelli, percezioni, sensazioni, progetti e intenzioni.

Bolaño selvaggio, di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau [Miraggi 2019]

Roberto Bolaño è stato uno degli scrittori cileni, sudamericani, latini e mondiali più importanti della fine del XX secolo: nato in Cile, vissuto in Messico, esploso in Spagna, ha racchiuso nella sua scrittura la frenesia di chi ha fatto della letteratura un campo di sopravvivenza oltre ogni limite umano e fisico

Del compianto Roberto Bolaño, lo scrittore Rodrigo Fresán ricorda la frenesia della scrittura sempre ai margini dell’abisso, sempre lanciata dall’ultima frontiera: quella voglia di raccontare l’utopia che solo nella letteratura può diventare reale.

La lista degli stronzi, di John Niven [Einaudi 2020]

John Niven scrive un romanzo potente che si legge tutto d’un fiato: 30 capitoli di adrenalina e cinismo on the road, che ci portano a spasso fra l’Indiana, Phoenix, Las Vegas, Washington e la Florida.

Quando hai da vivere 3 mesi, o bene che vada 6, a causa di un tumore che arriva ormai troppo tardi perché ci ha pensato la vita a sparigliare i tuoi calcoli, perché non hai più una famiglia, la tua esistenza è stata distrutta e proprio non hai nulla da perdere, tanto vale tirare fuori la lista degli stronzi con cui fare i conti prima di lasciare questo mondo.

Incontro con l’autore: Piernicola Silvis

l’autore ci racconta come ha trattato gli orrori delle stragi naziste in Italia nel suo ultimo libro. In conversazione con Massimiliano De Conca de Il Mangialibri.

Chiacchierata con l’autore di Storia di una figlia (SEM, 2020) sulla pagina FB della casa editrice.
Si parla del mestiere di scrivere, del nazismo, dell’arte del romanzo, dell’officina letteraria, del peso e del senso della storia.

Intervista a Piernicola Silvis

Intervista al papà del poliziotto Renzo Bruni, autore di tante indagini, e adesso impegnato con una ricerca diversa, nel cuore dell’Italia del dopo guerra

Dopo (e durante) un’onorata carriera di funzionario dello Stato come poliziotto, questore, responsabile di diverse Squadre mobili, ha coltivato la carriera di scrittore con appassionanti romanzi di stringente attualità affidati al commissario Renzo Bruni. Con il suo nuovo romanzo muove i personaggi su sfondi storici del tutto nuovi, con nuovi temi che se anche apparentemente lontani nel tempo, toccano la sensibilità civile e civica di tutti i giorni. Approfondiamo direttamente con lui i motivi di questa interessante novità.

Storia di una figlia, di Piernicola Silvis [SEM 2020]

Un’altra bella prova di Silvis, non solo per la narrazione, ma anche perché riporta alla ribalta temi che ancora oggi aspettano delle risposte (fra tutti: i rapporti fra nazisti e Stato Vaticano e l’omertà di Stato nel giudicare i crimini fascisti e nazisti). Da leggere per poter andare oltre i luoghi comuni.

Anna Sertori ha tutto: un fidanzato che presto sposerà e che dirige un’azienda di spicco nel Nord Est; un padre che lei ama di un amore ricambiato e che le permette di vivere in agiatezza tanto da poter continuare con calma i suoi studi di specializzazione in medicina; ha un appartamento e la prospettiva di uno studio da chirurgo plastico per le signore della Verona bene.

Ivan Bunin Fratelli

Il signore di San Francisco, di Ivan Bunin e altri racconti [Adelphi, 2020]

Ivan Bunin amava viaggiare, amava conoscere altri Paesi e mondi che lo portassero lontano dalla campagna russa, quella raccontata, descritta denunciata ne Il villaggio. Lo spazio gli stava stretto, perché aveva bisogno di portare la sua mente e le sue attenzioni verso tutto lo scibile umano.

Il signore di San Francisco aveva un piano molto semplice: lasciare il Nuovo Continente per trascorrere l’inizio dell’anno nel Mediterraneo e godere della clemenza del clima, ma anche delle bellezze locali, donne incluse, vagando fra Gibilterra, Capri e finalmente la Costa Azzurra.

Midland a Stilfs, di Thomas Bernhard [Adelphi 2020]

I tre racconti di Thomas Bernhard presentati da Adelphi nella raccolta che prende nome da uno dei tre (Midland a Stilfs; Il mantello di loden; Sull’Ortles – Notizie da Gomagoi) sono tutti ambientati ai piedi delle Alpi, nelle valli incassate fra lo Stelvio, la val Venosta e i grandi massicci che dividono, ed allo stesso tempo uniscono in un unico mondo, l’Italia, la Svizzera e, un po’ più lontana, l’Austria: le storie attingono a quei silenzi, a quei paesaggi, a quell’aria trasparente che fende le vite lasciando tracce profonde.

Quello che fa più paura a Stilfs (Stelvio) non è il silenzio e neppure è la solitudine: a quelle si fa l’abitudine. Quello che fa più paura è la possibilità che qualcuno, un forestiero, arrivi a turbare quella situazione orami routinaria, abitudinaria.

Uccideresti l’uomo grasso? di David Edmonds [Cortina 2014]

La carrelologia (trolleyology) è una scienza filosofica che tratta l’etica dell’agire umano di fronte a scelte estreme. La teorizzazione si deve alla prima elaborazione di Philippa Foot, ma affonda le radici nella Dottrina del Duplice Effetto di Tommaso d’Aquino (XIII secolo). Spingere le situazioni ad una scelta estrema (un dilemma, come nel sottotitolo) fra il bene ed il male permette di indagare le ragioni delle nostre azioni. Spingere o non spingere l’uomo grasso? È sbagliato ucciderlo?

Siamo tutti incappati nella vita in situazioni tali da richiedere una decisione immediata. Poi però esistono situazioni estreme che mettono a dura prova la nostra capacità di giudizio, più che di sangue freddo. Forse perché molto spesso non valutiamo fino in fondo le conseguenze delle nostre singole scelte.

La tredicesima cattedra, di Franco Cordero [La nave di Teseo 2020]

Nel romanzo si intrecciano e completano le mille pulsioni di un intellettuale che in parte si fa beffe delle piccolezze del mondo accademico, in parte brama una svolta definitiva alla sua quotidianità. E forse a modo suo è riuscito nel suo intento: Franco Cordero, giurista e romanziere, è morto pochi giorni prima della comparsa nelle librerie del suo romanzo, quasi a voler rappresentare in modo platealmente teatrale la sua idea di cambiamento e di rinascita

Non ci ha messo molto il professore a cedere alle lusinghe di Melchior: concorrere per una cattedra, la tredicesima e ultima, nel prestigioso Collegio della Rocca di Monteferro. È una occasione unica e irripetibile, ma si tratta di sparire dalla vita quotidiana, ricostruirsi un’identità e dedicarsi finalmente alla ricerca, al piacere della lettura, al piacere della speculazione.

Un problema per Mac, di Enrique Vila-Matas [Feltrinelli 2019]

Se guardiamo anche di sfuggita la bibliografia di Enrique Vila-Matas ci accorgiamo che la sua produzione – o se si preferisce una parte cospicua della sua produzione – è dettata dalla necessità di correggere, se non riscrivere, temi e romanzi noti al grande pubblico.

Da quando è rimasto senza lavoro, Mac, ex imprenditore nel settore edilizio, decide di sfruttare la sua passione di lettore onnivoro e scrivere un romanzo. Ma non deve essere un romanzo come tanti altri, deve essere un falso: “che possa sembrare postumo e incompiuto mentre in realtà sarebbe del tutto concluso”.

Giorgiana Masi – Indagine su un mistero italiano, di Concetto Vecchio [Feltrinelli 2017]

Come con le costruzioni dei Lego, Concetto Vecchio con un’indagine precisa e meticolosa smonta pezzo pezzo il “Caso Giorgiana Masi”, lavorando su tre piani: il fatto (cosa succede), il contesto (perché succede) e la politica (come si interroga lo Stato italiano dopo quella ennesima morte).

Il 12 Maggio 1977, nell’anniversario della vittoria referendaria sul divorzio, Marco Pannella, leader del Partito Radicale, alle quattro del pomeriggio fa un lungo discorso in Parlamento annunciando che quel pomeriggio stesso i radicali avrebbero sfidato i divieti imposti dall’allora Ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, manifestando con una raccolta firme, pacifica, a Piazza Navona per celebrare il “referendum contro il regime”.

Museo del romanzo dell’Eterna (primo romanzo bello), di Macedonio Fernández [Castelvecchi 2020]

Macedonio Fernández è il nume tutelare e ispiratore dell’intera letteratura argentina moderna e contemporanea: scrittore, saggista, poeta, filosofo, riesce ad imprimere, in tempi non sospetti, una vitalità ed una forza al romanzo, scardinandone i limiti comuni e portandolo oltre la fisicità stessa della pagina, del volume.

Ci vogliono 57 prologhi, diversi appelli al lettore e introduzioni varie, anche alcuni post-prologhi e note di spiegazione, per essere finalmente trasportati all’interno del romanzo, a quel capitolo primo che finalmente disvela che da lì inizierà la storia che tutti siamo curiosi di leggere: a quel punto però prevale il senso di smarrimento.

Il cerchio, di Meša Selimović [BBE 2019]

Il cerchio di Meša Selimović non è solo un romanzo. La parabola narrativa di un giovane uomo, Vladimir, che ripercorre le sue origini, è anche un’interessante analisi socio-politica di uno Stato, che permette di comprendere come venne vissuta dagli jugoslavi la Rivoluzione comunista e di come si sono presentate giorno dopo giorno le crepe che portarono poi alla completa crisi del sistema.

Vladimir fatica a trovare le parole per preparare il discorso per il Congresso Comunista: non è facile spiegare perché i giovani jugoslavi rinneghino la vocazione politica e preferiscano invece rimanere nelle campagne a lavorare la terra. Non che gli manchino gli argomenti, ma ha altro nella testa. Perché il partito non lo ha invitato alla inaugurazione del museo dedicato a Mladen, suo fratello, eroe della resistenza?

La fine dei vecchi tempi, di Vladislav Vančura [Einaudi, 2020]

È davvero un peccato che Vladislav Vančura sia uno scrittore così poco conosciuto in Italia. Eppure il suo stile, l’ironia delle sue pagine, la visione molto critica e disincantata della vita della primo dopo guerra – parliamo della prima guerra mondiale- sono un balsamo per il lettore.

Bernard Spera è il vecchio bibliotecario del castello di Kratochvíce: ne ha viste tante e ne può raccontare anche di più. Da quando il podere è passato nelle mani del ricco Stoklasa e da quando nei paraggi è arrivato il principe Nikolaevič Megalrogov, da tutti soprannominato “barone di Münchhausen” per spiccate peculiarità caratteriali, gli episodi da riferire sono ancora più e soprattutto ancora più incredibili.

La ragione contro il potere, di Noam Chomsky e Jean Bricmont [Ponte delle grazie, 2019]

Ancora una volta, Chomsky è limpidissimo nell’illustrare le proprie posizioni: quelle di un intellettuale «rivoluzionario» che, come scrive l’intervistatore Jean Bricmont nella prefazione, «non ha dalla sua che l’arma della ragione; non possiede un esercito, uno Stato, la polizia o i tribunali. Non che Chomsky creda ingenuamente nella forza della ragione; ma essa è tutto ciò che abbiamo».

Il giorno mangia la notte, di Silvia Bottani [SEM 2020]

Il romanzo d’esordio di Silvia Bottani, giornalista milanese, è per molti versi convincente: le storie si svolgono e si avvolgono concentricamente in una Milano nera e quasi indifferente, che non è solo cornice, ma essenza stessa della narrazione: un universo di corpi, odori, sogni che si mescolano senza soluzione di continuità, senza pudore.

In una calda ed afosa estate milanese, le vite di Naima, Stefano e Giorgio stanno per incontrarsi e graffiarsi per sempre. Giorgio esce dall’ennesima serata di gioco d’azzardo, matto e disperatissimo: come sempre ha perso tutto e vede sempre più lontano il giorno del riscatto. La sua vita è ad una pausa: pausa d’amore, pausa di lavoro, pausa da genitore. Solo la sfortuna non prende mai una vacanza. È completamente al verde, così per disperazione decide di rapinare una anziana marocchina che vede avanzare per strada: ma la donna non ci sta, resiste e anzi prova a rincorrere il suo aggressore.

Tutte le poesie, di Leonardo Sinisgalli [Mondadori 2020]

Si tratta di un percorso attraverso le differenti tappe poetiche, ma soprattutto umane, del poeta lucano Sinisgalli, a partire dalle prime poesie stampate. Domina il paesaggio che si fa anima, che si fa mente e cuore, che si contamina con la prosa fra reale e immaginario. Nei suoi testi – intreccio di poesia, cultura e società – troviamo un intenso amore per la vita, un senso mistico di conciliazione con il mondo, una visione mistica ed estetica. Sinisgalli anima i suoi versi come le sue prose, arricchendole di trasparenti riferimenti intellettuali che sincronizzano canto e parlato, natura e tecnologia.

C’è la montagna, c’è la campagna. Ci sono le nuvole e le civette delle nevi, il silenzio ed i fiori dischiusi. Ma soprattutto ci sono i borghi e la semplicità di un fuoco che dissolve tutto nel suo fumo: spazi nuovi che vanno oltre l’apparente calma di una vita ferma da secoli lungo le vigne secche di luce. Canti di allodola e tenui voci del mattino scavate nella pietra.

Il capofamiglia, di Ivy Compton-Burnett [Fazi 2020]

Alberto Arbasino aveva detto dei romanzi di Ivy Compton-Burnett che sono tutte sfaccettature di un’unica grande narrazione. Anche se questo – uscito per la prima volta nel 1935 – più che un romanzo, è un testo teatrale: il dialogo, a volte anche in modo molesto, occupa gran parte della narrazione, l’assorbe e la sovrasta.

Fine Ottocento. Duncan è il classico capofamiglia che pensa di controllare tutto quello che accade nella sua famiglia, composta dalla moglie Ellen, le figlie, Nance e Sybil, e il nipote Grant, che vive con gli Edgeworth da quando il padre, il fratello di Duncan, è morto. La famiglia vive nell’agio e apparentemente in modo sereno.

La primavera torna sempre, di Lorenzo Marone [Feltrinelli 2020]

Lorenzo Marone, come tanti altri scrittori, durante il periodo di chiusura imposto dalla pandemia di COVID-19 ha regalato ai suoi lettori un racconto breve di speranza (e di pubblicità, a favore degli ospedali che hanno gestito e stanno gestendo l’emergenza sanitaria) esclusivamente in formato ebook.

Tempo variabile, di Jenny Offill [NN, 2020]

Con questo nuovo romanzo, Jenny Offill riesce a tradurre in forma sincopata e frammentaria tutte le paure e ansie della vita di una donna media, mamma, sorella e lavoratrice, con sogni, affetti ed aspettative. La donna, con il suo insostituibile ruolo sociale, fa da collante alle tessere di un puzzle che sembra esplodere con una straordinaria forza centrifuga, anche se un centro non c’è o se c’è non è lei.

Lizzie è una bibliotecaria con una vita molto movimentata. Ha un marito, Ben, che trascorre molte ore in casa; un figlio piccolo, Eli, che frequenta una scuola dagli ambienti troppo grandi; ha un fratello, Henry, con gravi problemi di tossicodipendenza; una madre dolcissima, che però non riesce a sopportare. Lizzie fatica a tenere tutto insieme, sente il peso della responsabilità di una famiglia che dipende dalle sue cure e spesso le pesa la gestione di una vita così frammentata ed al servizio degli altri.

L’acqua alta e i denti del lupo, di Emanuele Termini [Exòrma, 2019]

Bellissimo romanzo d’esordio di Emanuele Termini, giornalista e saggista, che intreccia l’inchiesta sulle orme (non a caso il libro è pubblicato dalla casa editrice Exòrma!) del giovane Stalin con la più oscura censura giornalistica che ha reso quest’episodio ancora più misterioso.

C’è un ospite inatteso sul cargo fra Ancona e Venezia, in quell’aprile 1907. A bordo infatti c’è un giovane anarchico russo, georgiano per l’esattezza, che è arrivato trafelato da Odessa e per alcuni mesi, con l’aiuto degli anarchici marchigiani ha fatto il portiere di notte in un hotel ad Ancona, ma adesso ha addirittura bisogno di incontrare Lenin, in esilio da anni anche se leader indiscusso del Partito Operaio Social-Democratico Russo (POSDR). Il giovane Koba, così è conosciuto a Gori ed in Georgia, anche se nessuno conosce il suo vero nome, sta sfuggendo al regime zarista.

Sogno e realtà dell’America Latina, di Mario Vargas Llosa [Liberilibri, 2020]

Vargas Llosa ripercorre e documenta le tappe della costruzione mitologica del Sud America, frutto di un’aggressione culturale che ha distorto le tradizioni folkloriche ed ha definito un repertorio mitologico ad hoc per soddisfare le ansie, le paure e le speranze del cosiddetto Vecchio Mondo.

Tutto comincia con il mito dell’Eldorado, della terra dell’oro e dalle antiche cronicas dei numerosi compilatori che accompagnarono le spedizioni dei condottieri e vice-regnanti nelle Indie americane, sedotti dai racconti favolosi di quelle terre misteriose. Capita così che spesso la realtà storica venne messa in secondo piano, come ricorda bene il peruviano Raùl Porras Barrenechea “La finzione, l’amore per le cose rare e peregrine, predominano sul gusto del reale e del comune”. La nuova terra risponde alla necessità di dare una risposta alla curiosità del Vecchio Continente anche distorcendo la tradizione religiosa, etnica, sentimentale e storica dei popoli conquistati.

1968 – L’autunno di Praga, di Demetrio Volcic [Sellerio 2018]

A Praga Demetrio Volcic, inviato dall’Europa dell’Est della RAI, era capitato per caso il 31 dicembre 1967: quel viaggio non era programmato, eppure l’aria nuova, il congresso del partito comunista cecoslovacco alle porte gli avevano fatto intuire che si stava compiendo una nuova importante pagina di storia.

Il nome di Alexandre Dubček si afferma con convinzione nel gennaio del 1968, in pieno processo di revisione del partito comunista cecoslovacco, il cui segretario era Antonin Novotny, fra i sostenitori dell’ortodossia russa. Dubček subentra a Novotny come segretario con un mandato molto chiaro: riportare in Cecoslovacchia la libertà di pensiero ed un “socialismo umano”. Di lui, della sua forza carismatica, non si era ancora reso conto il russo Leonid Brežnev che pure l’aveva incontrato in tempi non sospetti senza degnarlo di una parola significativa.

Gli illegali, di Piernicola Silvis [SEM 2019]

Per volere dei pezzi grossi di Roma, Renzo Bruni trasloca con la sua squadra da Foggia a Napoli per indagare sulla morte dell’ex prefetto, ormai in pensione, Raffaele Esposito, uomo in vista e dal passato non tanto cristallino. Renzo si scontra più di una volta con il suo avvocato, Manuel Capone, viscido faccendiere della malavita, cocainomane, in cerca di riscatto e soldi per curare la figlia Rosdiana, a cui sono rimasti pochi giorni di vita.

Il bambino nascosto, di Roberto Andò [La nave di Teseo 2020]

Roberto Andò, palermitano, scrittore, regista e sceneggiatore, nel suo romanzo criminale non si interessa agli intrighi della cronaca nera, bensì concentra tutte le sue attenzioni sui legami affettivi che possono nascere in quei contesti sociali, che non fanno solo da sfondo, ma condizionano la crescita e la vita delle persone.

Gabriele Santoro ha un rito: ogni mattina, mentre rifinisce la barba e aspetta il postino, declama una poesia allo specchio. Quella mattina è diversa perché, dopo aver aperto la porta ed essersi infilato di nuovo in bagno, tornando all’ingresso si accorge di avere una visita inaspettata: è Ciro, un bambino. Ciro, 10 anni, è il figlio di un padre scomodo, il camorrista Carmine, che controlla per il suo boss i traffici nel quartiere.

Ivan Bunin Fratelli

Fratelli, di Ivan Bunin [Adelphi 2020]

Adelphi propone nella collana Microgrammi due brevissimi testi, Fratelli (Brat’ja) e Il figlio (Syn), che già da soli rendono in modo emblematico la cifra stilistica dello scrittore, Ivan Bunin, non a caso primo russo premio Nobel per la letteratura nel 1933. La sua scrittura, lenta e misurata, è capace di penetrare negli interstizi della mente umana per scandagliare, con sottigliezza, i piccoli movimenti, i cambiamenti.

Portare i risciò per le strade di Colombo a Ceylon (oggi Sri Lanka), è un fatto di famiglia, tanto che, quando il padre muore, il figlio ne eredita il numero da mettersi sul braccio dopo di che può tranquillamente riprenderne l’attività. È un lavoro duro, fatto di lunghi percorsi accidentati e di strani incontri, anche di quelli che non ti aspetti, così dirompenti da cambiare per sempre lo scorrere della tua vita. Tirando il risciò per portare a spasso ricchi borghesi, si arriva alle porte di case che si vorrebbe evitare, e capita pure che da una finestra si affacci, agghindata come per una festa, la ragazza che ti si è promessa in sposa. Dove sono finite tutte quelle promesse, dove sono finiti gli abbracci, i baci?

Teoria delle ombre, di Paolo Maurensig [Adelphi 2015]

Con questo romanzo Paolo Maurensig scrive il suo capolavoro sugli scacchi! Sarà difficile infatti trovare la stessa intensità, la stessa forza, la stessa capacità evocativa impiegata dallo scrittore goriziano per ricostruire gli ultimi giorni di Alexandre Alekhine, uno dei grandi geni degli scacchi del ‘900, tanto superiore nelle sue intuizioni, quanto sregolato nella sua vita, trascorsa negli ultimi anni di confino fra ossessioni e eccessi di alcool.

L’Hotel do Parque di Estoril è un luogo misterioso nei primi anni del dopo guerra. Qui, una località costiera del sud del Portogallo, trovano rifugio molti personaggi contraddittori protetti dal regime di António de Oliveira Salazar in una sorta di porto franco, mentre ancora non sono noti del tutto i crimini contro gli ebrei e ancora non si è celebrato il processo di Norimberga.

L’arcangelo degli scacchi, di Paolo Maurensig [Mondadori 2014]

Il romanzo di Maurensig, interessante e coinvolgente, è narrato dalla stessa voce del giovane Morphy, che sotto forma di diario annota pensieri ed ossessioni, paure e speranze, amori e delusioni, fino alla fine, fino all’ultimo istante. I 28 capitoli non hanno un titolo, ma riportano la trascrizione delle 28 mosse che segnarono l’affermazione di Paul a New York nel 1857, la partita geniale giocata e vinta, con i neri, contro Louis Paulsen. Quel giorno nasceva e moriva un genio.

Non c’era più niente da fare in America, bisognava lanciare la sfida all’Europa. Con questa idea nel 1858 Paul Morphy affronta l’Oceano Atlantico in compagnia del giornalista Fredreick Milnes Edge, per andare in Inghilterra con il desiderio di affrontare il famoso Howard Staunton, ma soprattutto con la voglia ossessiva di affermarsi nel panorama mondiale, appagare la sua sete di gloria.

Assedio all’Occidente, di Maurizio Molinari [La nave di Teseo, 2019]

Il saggio è il frutto di lunghi anni da corrispondente a Bruxelles, New York, Gerusalemme, l’Oriente, i Balcani e l’Africa. Scritto in forma piana e schematica, raccoglie riflessioni ed opinioni che si intrecciano in un complicato reticolo di fatti, tutti connessi fra di loro.

C’è un filo rosso che unisce tutti i grandi leader politici stranieri emergenti nel panorama attuale: la strategia del potere e del controllo. Che si tratti di Vladimir Putin, o di Xi Jinping, o di Recep Tayyip Erdoğan o di Kim Jong-un tutte le volte la narrazione ha delle caratteristiche comuni. Si tratta sempre dell’affermazione lenta e progressiva di un modello di comando basato sull’affermazione di sé, sulla dimostrazione al mondo della propria grandezza ed indispensabilità, ma soprattutto sul controllo del consenso.

Il pannello, di Erri De Luca [Feltrinelli, 2012]

Ci sono le avvisaglie dei “moti studenteschi” del 1968 (che La Magna non fece in tempo a vedere essendo passato a miglior vita proprio in quell’anno), che sono riassunti simbolicamente nella distanza fra cattedra e resto dell’aula, fra insegnanti e alunni diversissimi per ceto sociale, uniti nello spirito di classe.

L’entrata in aula di quel professore faceva temere che ci sarebbe stato qualcosa di grave da scontare. Erano giorni difficili nella quarta B del Liceo Classico Umberto I di Napoli, da quando uno o più alunni aveva svitato il pannello della scrivania degli insegnanti e tutta la classe, sedici adolescenti, tutti maschi, aveva potuto vedere le gambe della giovane supplente. Non erano abituati in quell’ambiente severo a professori poco più che adolescenti, non erano neppure abituati a colpi di testa: erano del tutto fuori luogo. Ma i tempi stavano cambiando.

Peredonov, il demone meschino, Fëdor Sologub [Fazi editore, 2019]

il romanzo di Fëdor Sologub, scritto fra il 1892 ed il 1902, ma comparso soltanto nel 1905, è probabilmente uno dei migliori prodotti della letteratura russa dell’inizio del ‘900: ironico, profondo, dissacrante, ma allo stesso tempo capace di frugando a fondo senza tregua e senza nessun compromesso.

Russia, fine Ottocento. Ardal’on Borisyč Peredonov è un uomo gretto, avido, cattivo, meschino: eppure tutte le donne lo vogliono sposare, perché è un buon partito, è insegnante di ginnasio.

Mio marito, di Rumena Bužarovska [Bottega Errante 2019]

Rumena Bužarovska è una giovanissima scrittrice macedone, ma è anche una docente universitaria, che ha tradotto famosi autori della letteratura angloamericana, ed è inoltre una voce importante del movimento femminista #MeToo macedone, tanto che insieme ad Ana Vasileva organizza ogni anno il festival Peach Preach, dedicato a storie al femminile. I

Essere madre, moglie e pittrice non è una vita facile, non è facile affermare il proprio talento oltre le quattro mura di casa. Soprattutto non ci sono gli stimoli, non ci sono i riconoscimenti giusti: il marito, vittima dell’alcol e del suo lavoro, non apprezza i suoi quadri e non coglie occasione per deridere in pubblico il “passatempo” della moglie, alla quale non riconosce nessuno sforzo, nessuna attitudine.

Ultime notizie dal sud, di Luis Sepulveda [Guanda 2019]

il viaggio si infarcisce di riflessioni sulla brutale attualità, sulle conseguenze dell’aggressione occidentale, sulle periferie sempre più povere e non mancano attacchi amari alla furia conquistatrice che ha sottratto tutto agli indios. Raccontare diventa l’ultimo modo per resistere.

Una macchina con il serbatoio pieno, due amici, una porzione di continente da scoprire per raccontare un’intera umanità da conoscere e soprattutto tanta strada, fra laghi, montagne, alberi, storie e leggende. Inizia così, da Buenos Aires, da una bevuta, che sa di benedizione, con Osvaldo Soriano, il viaggio che due amici, Luis e Daniel, accompagnati soltanto da una Moleskine e da una Leica, intraprendono nel 1996 attraverso la Patagonia: da San Carlos de Biraloches a Punta Arenas, alla Terra di Fuoco, “fra terra e cielo”, sempre avanti.

L’ultimo inverno di Rasputin, di Dimitri Miropol’skij [Fazi editore 2019]

È un grande affresco, che si rompe e si ricompone in una polifonia di voci scandite, come in uno spettacolo teatrale, dai cambi di scena di questa bella commedia in tre atti: la Pace, la Guerra e l’Universo, un salto in avanti fino al 2008 con cui si riannodano i fili del lungo “secolo breve” russo.

Stoccolma, 1912. Durante i giochi olimpici, la nazionale Russa è sconfitta 16-0 dalla Germania (ben 10 segnature sono di Gottfried Fuchs): potrebbe sembrare una semplice partita di calcio, ma la tragicomica sconfitta della nazionale russa è l’emblema dello sbando in cui versa la Russia zarista, molle, svogliata, disunita. Questa mancanza di carattere fa andare su tutte le furie lo squattrinato Vladímir Vladímirovič Majakóvskij che, appresa la notizia da un giornale in un bar, non può non vergognarsi del punto così basso nel quale versa il suo popolo e trova il colpevole: l’imperatore Nikolaj Aleksandrovič Romanov.

Il fantastico Soldati, di Elisa Amadori [Grammarò 2019]

Elisa Amadori ci consegna un lavoro ben costruito, più che un saggio definitivo un ponte per ulteriori approfondimenti

Un saggio su Mario Soldati a vent’anni dalla sua scomparsa, pubblicato in modo coraggioso da una casa editrice che non è nel vortice della grande distribuzione (Grammarò edizioni), è senza dubbio il principale motivo di curiosità. Si tratta di una curiosità ben ripagata dal momento che il lettore sprofonda a corpo morto in una produzione ritenuta marginale dalla critica militante, riemergendone con qualche pregiudizio in meno.

La parte inventata, di Rodrigo Fresàn [LiberAria 2019]

Fresán ha scritto un romanzo enciclopedico coinvolgente da gustare possibilmente tutto d’un fiato, per non perdersi. Lo si può classificare come romanzo di formazione, ma ancora prima come un romanzo totale.

Il Ragazzo e La Ragazza hanno un compito molto difficile: provare a raccontare la biografia de Lo Scrittore, fin da quando era Il Bambino, con un docu-film cercando di vincere le difficoltà della gelosissima sorella Penelope, nominatasi a dispetto di ogni designazione voluta dal fratello, sua “erede” e manager. Il Ragazzo ha accettato perché così avrebbe potuto lavorare con La Ragazza, nipote del proprietario della casa editrice e grande fan de Lo Scrittore: lei incarna i suoi sogni erotici, quelli puri dell’adolescenza che oramai non c’è più. Ma mai avrebbe immaginato di trovarsi intricato in un’esperienza così totalizzante.

Un Edipo stalinista, di Ruben Gallo [Il saggiatore, 2013]

Consiglio di leggere la bella introduzione di Luciana Castellina soltanto dopo aver letto il testo di Gallo: aiuterà a riannodare tutte le allusioni contenute nel libro e ad allargare la cornice storica anche a fatti avvenuti prima ed agli effetti inevitabili del dopo. Avvincente.

La scoperta di un unico libro di diritto penale messicano (Derecho penal mexicano: parte general) nella biblioteca di Sigmund Freud, unico perché non ci sono altri libri di autori messicani e perché non ci sono altri libri di diritto nella biblioteca del padre della psicoanalisi mondiale, è un avvenimento alquanto straordinario che necessita qualche supplemento di indagine. In effetti l’autore, Raul Carranca y Trujillo, si rivela essere un giudice messicano, appunto, che, attraverso una serie di saggi partiti dalle teorie di Freud prima e numerose sperimentazioni processuali poi, ha provato ad applicare i principi della psicoanalisi all’attività forense.

Le Marlboro di Sarajevo, di Miljenko Jergović [BBE, 2019]

Iniziata durante la guerra dei Balcani e pubblicato nel 1994, quando le ferite dell’orrendo scontro fratricida sono ancora aperte e sanguinanti, la raccolta di racconti di Miljenko Jergović ci consegna un quadro ancora fresco delle mille sensazioni e delle mille situazioni che hanno restituito quella terra ad una normalità che non potrà mai essere più tale. E più che un quadro è un polittico, un diorama di personaggi che popolano una narrazione corale: nessuno intreccia la sua vita con quella degli altri, tutti però partecipano allo stesso romanzo.

L’infinito senza farci caso, di Franco Arminio [Bompiani, 2019]

Franco Arminio si definisce un “paesologo” perché la sua missione è fare in modo di valorizzare i paesi ed i sobborghi d’Italia, oggi per lo più deserti: lui, originario di Bisaccia in Irpinia, continua a vivere lì, osservatorio privilegiato per assaporare l’essenza della vita.

“Abbiamo bisogno / di un luogo […] Amare è costruire un luogo, / cioè un pezzo di mondo / con un dio dentro”: possiamo cercare ovunque un posto dove realizzarci, ma nessun luogo può sostituire il paese delle nostre emozioni, delle nostre passioni. E soltanto lì, nell’amore in tutta la sua fisicità, c’è la quiete: “Il tuo corpo è l’unico posto / dove c’è spazio per noi due”. E’ un viaggio (“la nave / delle rose” ; “Fare entrare l’altro dagli occhi, / da un fianco, dal buco di una vocale”) oltre ogni tipo di confine (“Togliete i confini, / il filo spinato.”) da un corpo all’altro corpo (“La fiamma dei vivi / è la vicinanza”), un viaggio che sublima la fisicità stessa (“Il sesso non frequenta i quartieri a luci rosse”) verso la pace (“Tornare agli occhi, / allo sguardo / il tuo sguardo salvavita”).

Una legge per promuovere la lettura: funzionerà?

Mentre in Italia le librerie indipendenti chiudono una dopo l’altra, le grandi catene e le case editrici versano in una condizione di crescente agonia, giunge all’approvazione del Senato il Disegno di legge 1421 “Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura”. Analizziamolo insieme.

Per rendersi conto dell’entità del problema è sufficiente dare un’occhiata ad alcuni dati resi noti dall’ISTAT e riportati nel Dossier del Servizio Studi del Senato di ottobre 2019. Si apprende che in Italia solo il 41% della popolazione si è dedicata, nel 2017, alla lettura di libri nell’arco degli ultimi 12 mesi (valore peraltro costante rispetto al 2016), e che di essi solo il 13,4% appartiene alla categoria dei lettori forti (cioè che leggono più di un libro al mese). Le donne, in tutte le fasce d’età, rappresentano la percentuale maggiore (47,1% rispetto al 34,5% degli uomini) e al Sud si legge meno (28%) in confronto al Centro (44,5%) e al Nord (48-49%).

Alla fonte delle parole, di Andrea Marcolongo [Mondadori, 2019]

Pur trattando etimologie, il recente libro della Marcolongo non è un vero e proprio saggio linguistico, nel senso stretto della classificazione scientifica.

Andrea Marcolongo ha rilanciato l’interesse per la lingua e la cultura greca con tre libri che hanno avuto una fortuna pari a quella dei bestseller: La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco (Laterza 2016), La misura eroica (Mondadori 2018) e adesso Alla fonte delle parole, pubblicato sempre da Mondadori. Pur trattando etimologie, il recente libro della Marcolongo non è un vero e proprio saggio linguistico, nel senso stretto della classificazione scientifica.

Gleba, di Tersite Rossi [Pendragon, 2019]

Gleba, quarto romanzo del collettivo Tersite Rossi, è uno spaccato feroce e apparentemente schizofrenico delle contraddizioni che convivono nella nostra quotidianità. È un romanzo anomalo, ambientato in un’epoca storica senza un preciso connotato, anche se facilmente desumibile. È un romanzo che parla di lavoro, di quanto possa essere distruttivo e di quanto possa annientare un individuo, diventando totalizzante, impadronendosi della sua dignità e della sua esistenza. È anche un romanzo che denuncia lo sfruttamento del lavoro, la mercificazione del lavoro e soprattutto la mercificazione dei lavoratori.

La mina tedesca, di Carlo Ferrucci (Enseble 2019)

Accade tutto in poche ore: Roma capitola ed è ceduta ai tedeschi con un armistizio che consegna il Paese all’esercito di Hitler, in cambio della fuga del re Vittorio Emanuele II e della scarcerazione di Mussolini. È troppo!

Il romanzo di Carlo Ferrucci, già curatore dell’edizione delle poesie di Rainer Rilke tradotte dallo stesso Pintor e pubblicate dalla stessa casa editrice, ricostruisce nel romanzo gli ultimi mesi del giovane tenente Giaime Pintor, fulgido esempio di letterato impegnato nella vita sociale e civile del suo paese.

La gamba sinistra, di Theodore F. Powys [Adelphi, 2019]

La gamba sinistra di Theodore F. Powys è una novella corale, col respiro del racconto biblico e una certa sensualità campagnola, è una storia in un villaggio incantato dove d’un tratto si fa largo la cupidigia, il possesso, il sesso e si incrina la quiete.

A Madder di Dio, piccolo villaggio inglese, Mew il Fattore vuole accaparrarsi tutto: «Vivere per lui significava prendere, o meglio acquistare potere su tutto ciò che desiderava sino a farlo completamente suo». Per questo si prende tranquillamente, e brutalmente, anche le ragazze, con la forza. E prende anche le case e le mandrie altrui. Il Fattore non ha neppure remore a comprare direttamente le persone, come se fossero oggetti, come gli Squibb coi loro nove figli, suoi dipendenti per le tre sterline quindici scellini e sei pence che debbono al droghiere decidono che la loro libertà ha un prezzo.

Il quinto rischio, Michael Lewis [Einaudi, 2019]

Non c’è nulla di peggio di un gruppo dirigente politico impreparato: ecco qual è il “quinto rischio”, quello di ignorare o peggio ancora minimizzare i problemi di un sistema, di credere di avere tutto sotto controllo, quando invece non si ha nulla sotto controllo se non una piccola pregiudizievole parte del sistema stesso.

Dopo le elezioni del 2016 che portarono all’affermazione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti dopo Barack Obama, fu preparato, come di routine e soprattutto come previsto dalla legge, un transition team, un gruppo di dirigenti politici che nei mesi successivi alle elezioni e prima dell’investitura ufficiale del nuovo capo di Stato avrebbe dovuto garantire il corretto e necessario passaggio di informazioni e consegne alla nuova direzione politica perché potesse prendere coscientemente le sue decisioni, come da programma elettorale, sulla base di un’accurata analisi dello stato dell’arte.

Notte a Caracas, di Karina Sainz Borgo [Einaudi, 2019]

Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici. L’inferno venezuelano perde le sue connotazioni specifiche ed assume quelle epiche di un paese in balia di milizie assassine. È un romanzo dirompente nella sua semplicità, caratterizzato da uno stile asciutto, che non lascia spazio a nessun tipo di immaginazione o non detto, che graffia la superficie e riesce a tenerci incollati ai fatti dalla prima all’ultima pagina, ci scortica e va fino alla radice.

Intervista a Gino Vignali

Quando le formiche non si incazzano, scrivono libri. Intervista a Gino Vignali

Gino Vignali ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo secondo romanzo pubblicato da Solferino. È strano, ma ancora oggi si fatica a scindere il binomio “Gino & Michele”, considerandoli due entità distinte, dopo che per anni ci hanno fatto crescere con le loro formiche, con Zelig, con l’agenda Smemoranda. Proprio perché si tratta pur sempre di una coppia indivisibile, Mangialibri, che ha già intervistato Michele Mozzati, non poteva perdere questa occasione e scambiare quattro chiacchiere con Gino.

Breve storia dei vasi comunicanti [Einaudi, 2019]

Come molte altre volte, anche quella sera Remo va al bar con gli amici, per dimenticare la sua vita senza un fine. Ed è proprio quella sera che Remo incontra Margherita, una ragazza appassionata, curiosa, un po’ irascibile, piena di vita. Cominciano a parlarsi. Remo e Margherita scoprono di avere molte cose in comune senza saperlo

Davide Mosca, che dirige a Milano la libreria “Verso”, è autore consumato di romanzi, thriller d’ambientazione storica, tra cui Le notti nere di Praga (Mondadori), Non colpevole (Newton Compton), La cripta dei libri profetici (Newton Compton), Il profanatore di biblioteche proibite (Newton Compton), Più sicuri Più sicuri di sé con Raymond Chandler (Chiarelettere), oltre a biografie e altri romanzi storici.

Il gioco degli dèi [Einaudi, 2019]

Essere supportati dagli dèi non è poi quella gran cosa che tutti credono; non è un merito muoversi appesi alle loro fila, diventare una loro pedina. È appena poco più di ciò che fa un servo nell’obbedire ai desideri e ai comandi del proprio padrone

Paolo Maurensig è oramai specializzato in chess stories tanto che, dopo La variante di Lüneburg(Adelphi 1993), ha dedicato già due romanzi a grandi scacchisti: al prodigio americano Paul Morphy (L’arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy, Mondadori 2013) e al genio controverso Alexandre Alekhine (Teoria delle ombre, Adelphi 2015), raccontato negli ultimi suoi giorni di vita in esilio ad Estoril.

Il secolo asiatico? [Fazi editore, 2019]

Parag Khanna scrive un libro sull’importanza del dialogo con l’Asia per lo sviluppo mondiale della società e dell’economia. Una bella lettura

Parag Khanna (autore di Il secolo asiatico? per Fazi editore, 2019), nato in India, vissuto in Arabia Saudita, Inghilterra e Stati Uniti, abita oggi a Singapore, osservatorio ideale per spiegare il fenomeno che lui stesso definisce “asianizzazione del mondo”. Il suo saggio ripercorre la storia interna del megacontinente euroasiatico e il rapporto, a volte anche conflittuale, con l’Occidente.

L’ultimo rigore di Faruk [Sellerio, 2016]

30 giugno 1990. Tocca proprio al capitano Faruk calciare quel pallone che avrebbe permesso alla Jugoslavia di estromettere l’Argentina, i campioni in carica, dal mondiale. Faruk fallisce il calcio: anni dopo si è costruito una nuova vita in Francia, dove ha chiuso la sua carriera di calciatore e iniziato quella di allenatore trascorrendo i suoi giorni con il dubbio che quel maledetto rigore, che ha segnato la fine dei sogni mondiali dei Plavi, ha di fatto segnato anche il destino della nazione jugoslava…

Il tuffo (BigSur, 2018)

Lee mostra un’accattivante ingegnosità verbale che riesce a coniugare le frasi spezzate destinate a cambiare con le più devastanti osservazioni mai fatte sul terrorismo.

Philipe “Moose” Finch è l’ambizioso vicedirettore del lussuoso Grand Hotel di Brighton, dove nell’ottobre 1984 si svolge un congresso in cui è ospite il Primo ministro britannico Margaret Thatcher: se tutto andrà bene, potrà aspirare ad un ruolo di maggiore prestigio e dare una svolta alla sua vita da quarantacinquenne divorziato con figlia a carico. La frenesia dei preparativi porta però Moose ad un infarto: lui che era abituato a gareggiare e vincere paure e vertigini dal trampolino adesso è fermo sulla pedana a ripercorrere la sua vita di flash in flash, schiacciato da un’esistenza grigia che fa male più di un tuffo di schiena. Grigia è anche la vita di Freya, che, al termine delle superiori, cerca di mettere in fila le sue di ambizioni ‒ soprattutto sentimentali ‒ con le priorità di una vita con i piedi per terra.