Un giorno senza sera, di Roberto Pazzi [La Nave di Teseo, 2020]

Più che una raccolta di poesie è un intero romanzo, scandito in capitoli, a rappresentare gli istanti più importanti, non importa se in senso cronologico, quanto in stretta connessione intima: sono occasioni che la vita gli ha messo davanti e che lui ha vissuto fino all’intimo della loro essenza, riveduta e plasmata secondo il suo sentire personale.

La sensazione di svegliarsi con le ali di un uccello e con il pensiero strano di essere stato un uomo, un mondo al contrario, un nuovo modo di percepire il mondo, attraverso la ricerca del proprio corpo: con enormi sforzi per sentire il sangue agitarsi e cercare, attraverso le mani, le unghie e le tracce delle sue impronte che forse un giorno, se ne avrà memoria, saranno capaci di fargli ricordare passato e futuro. È faticoso restare sempre giovani, “non uscire mai dalla giovinezza”, creare un trucco che faccia rimanere sempre uguali.

E l’anima è come un granello di sabbia nel risvolto dei pantaloni, come terra attaccata sotto la suola della scarpa. Perché in fondo l’amore, e quindi la vita, è come quel desiderio di muoversi per abbracciare il vento, tenerlo stretto sapendo che si tratta di una stretta che non dura, mentre sul letto e sul cuscino restano le tracce ancora calde della vita che è stata ed è pronta a ripartire…

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