“Scrivo per difetto, per dislocazione; e siccome scrivo da un interstizio, non faccio che invitare gli altri a cercare i propri e a guardare, attraverso questi, il giardino in cui gli alberi hanno frutti che ovviamente sono pietre preziose”. Con questa premessa Julio Cortázar ripercorre i suoi primi approcci non solo alla letteratura, ma al suo modo di vedere e leggere la realtà. Esiste una nicchia in cui siamo costretti a fare entrare contemporaneamente il reale e l’immaginario, il fantastico, e non è detto che a volte non si sovrappongano.

Fanno presto i critici a dare etichette e cercare di standardizzare la sua scrittura: la sua vena creativa nasce da quel sentimento di straniamento, da quella gioia di straniamento, che gli provoca l’immaginazione. Per questo fin da piccolo si era stupito di come ai suoi amici non piacessero i romanzi di Jules Verne, che lui trovava confortevoli e ispiratori…

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