Ninna Nanna, di Ed McBain [Einaudi 2019]

Scrittore eclettico e narra storie a tutto tondo (già sceneggiatore per Hitchcock, nel celebre Uccelli), Ed McBain domina e gestisce il filo della narrazione come pochi sanno fare.

Ninna Nanna è un altro capitolo della saga giallo che Salvatore Albert Lombino, italoamericano di New York (1926), alias Evan Hunter, alias Ed McBain, ha dedicato alla Grande Mela ed al suo variopinto tessuto sociale. Si tratta di un altro episodio dei poliziotti e detective di un inesistente 87° distretto di Manhattan, persone normali, con problemi normali, eppure proprio per questa loro tipicità stereotipi di un ambiente ben ricostruito, ma comunque artificiale.

Le storie si snodano e si intrecciano in modo necessario, anche se nella struttura del romanzo non possiamo che cogliere l’artificiosità di una tecnica diegetica che vuole fare sembrare istintiva una modalità di raccontare apparentemente fredda eppure meticolosamente studiata a tavolino. Nulla è spontaneo né fuori luogo: personaggi, battute, immagini sono costruite con sapiente meticolosità. La scrittura di Ed McBain è diretta, schietta, trascinante, una calamita: l’attenzione del lettore non sfugge al magnetismo della battuta, della riflessione, a volte anche del non detto o semplicemente del pensato. Lo scrittore ci trascina in punta di piedi nel vortice di una serie di riflessioni mai dirette, sempre mediate con garbo. Una volta letto un episodio, non si può restare indifferenti e si finisce per rileggerli tutti

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