La ragione contro il potere, di Noam Chomsky e Jean Bricmont [Ponte delle grazie, 2019]

Ancora una volta, Chomsky è limpidissimo nell’illustrare le proprie posizioni: quelle di un intellettuale «rivoluzionario» che, come scrive l’intervistatore Jean Bricmont nella prefazione, «non ha dalla sua che l’arma della ragione; non possiede un esercito, uno Stato, la polizia o i tribunali. Non che Chomsky creda ingenuamente nella forza della ragione; ma essa è tutto ciò che abbiamo».

Ora più che mai occorre ragionare sulla ragione: strumento insostituibile contro l’ignoranza, il dominio, l’intolleranza. Partendo da questo presupposto, dialogando con Jean Bricmont, siamo introdotti per mano da Noam Chomsky nell’universo politico, economico, ma anche etico degli Stati Uniti e più in generale della dicotomia fra teoria ed esercizio del potere. Si ragiona allora della convivenza fra razionalismo e ottimismo, dell’impegno per migliorare la nostra condizione umana, della possibilità stessa dell’esistenza di una “natura umana” innata, che possa comprendere anche la lotta per cambiare il mondo. La ragione si rivela come l’unico strumento per svelare e disinnescare le menzogne del potere, per far avanzare la conoscenza scientifica e filosofica e per realizzare il cambiamento politico…

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