Votare contro le destre? Non basta per un’agenda di sinistra

Il progetto elettorale del PD e di gran parte delle sinistre che più si legge in questi giorni è il richiamo al voto contro il pericolo democratico che correrebbe il nostro Paese se il 25 settembre dalle urne dovesse uscire una vittoria schiacciante delle destre. Da qui l’invito ad una nuova grande ammucchiata “contro”, come si fece ad inizio della cosiddetta Seconda Repubblica con l’esperienza dell’Ulivo. Ma può bastare?

Premesso che il PD e le sinistre avrebbero avuto il tempo ed il modo di cambiare la legge elettorale (il Rosatellum) già durante l’ultima parentesi di governo, un programma “contro” è limitato e pericoloso, perché ha come obiettivo solo l’annientamento di un nemico comune, ma non mette al centro invece temi di interesse per i cittadini chiamati ad esprimersi. Peraltro si tratta di un obiettivo divisivo, perché chiederebbe una scelta di campo a prescindere, al netto di temi sui quali un’eventuale coalizione tecno-elettorale (come vuole Paolo Cento su Il Manifesto di oggi richiamando retoricamente al “voto utile”) .

Bisognerebbe capire prima come pensano di esprimersi Letta, Fratoianni, Calenda e Renzi su alcuni temi dirimenti:
– cosa ne pensano delle politiche sul lavoro, del reddito di cittadinanza, del salario minimo, dei rinnovi contrattuali in essere, della defiscalizzazione del lavoro?
– quale idea hanno delle politiche energetiche e dell’investimento in risorse rinnovabili?
– come pensano di investire su Scuola e Sanità pubblica?
– quale idea comune hanno della Autonomia Differenziata e delle politiche per ridurre, meglio sarebbe azzerare, le differenze ed i divari socio-economici tra le varie regioni?
– come pensano di affrontare temi sociali dirimenti come l’occupazione dei giovani e l’immigrazione?

Ecco, il programma elettorale di una sinistra progressista dovrebbe scaturire da una discussione ed un confronto su questi temi -per fare un esempio- a cui è urgente dare una risposta [per inciso su questi punti interroga anche Luca Zaia la ferrea coalizione di destra in un’intervista di oggi su Il Corriere della Sera]: la credibilità di un partito o di una coalizione agli occhi di un cittadino chiamato al voto si misura sulla capacità di dare risposte coerenti ed univoche (da mantenere possibilmente per un’intera legislatura). Un campo largo ha senso se ha un contenuto.

La retorica della costruzione del nemico, ben teorizzata da Umberto Eco, è utile, ma non sufficiente per un programma politico coesivo, riformista, progressista e a largo respiro.


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