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Fatemi ministro dell’Istruzione, se avete coraggio

F

Marco Lodoli è insegnante e scrittore, come Enrico Galiano ospitato qualche giorno fa. Dunque quando parla di scuola sa di cosa parla.
Il 3 agosto è comparso un articolo su Il Foglio, breve pamphlet in 10 punti su cosa farebbe eletto Ministro dell’Istruzione (Decalogo per una riforma della scuola).
Può non essere sempre condivisibile, ma sicuramente merita di essere letto!

Lodoli, sei disposto a firmare contro il surriscaldamento ambientale, contro il buco dell’ozono, contro lo sterminio delle balene? E una firma contro la globalizzazione, contro il blocco degli sbarchi, contro l’invasione russa dell’Ucraina? Che faccio ti aggiungo, sei dei nostri? Che fai, esiti? Non vuoi impegnarti in questa battaglia e in quest’altra? Sei ombelicale, autoreferente, onanista, vile e fuggiasco?”. E allora, qualche volta, per sfinimento, per il timore di passare per un poetino che si fa solo i fatti suoi, dico, con un filo di voce: “Va bene… Aggiungi anche il mio nome…”. Appena chiusa la telefonata, per dieci secondi mi sento con la coscienza a posto: ho firmato, sono dalla parte dei buoni contro i cattivi, idealmente collaboro alla formazione di un mondo migliore.

Dieci secondi: poi mi sento soltanto un coglione. Uno che pensa di pulirsi la coscienza mettendo una firma su una petizione, un intellettualino che pretende di far parte del gruppo degli impegnati solo dicendo “sì, va bene” alla telefonata di uno sconosciuto che straparla e ringhia. No, così non va bene. Chi vuole dare il proprio contributo al tanto atteso “mondo migliore” non può cavarsela con una firmetta ridicola. Se c’è da dare il proprio contributo, che sia concreto, reale, effettivo. E allora ecco come mi propongo: ministro dell’Istruzione. Tu? Scapigliato, artistoide, volatile? Sì, proprio io. Marco Lodoli ministro della scuola italiana.

Al lavoro a viale Trastevere dalle otto di mattina alle dieci di sera. Io che ho insegnato in periferia per quarant’anni e che tra poco sarò in pensione. Io sono la persona giusta, c’è poco da fare, so cosa funziona e cosa non funziona nella nostra scuola, conosco le qualità e i difetti e non devo rendere conto a nessun partito, a nessuna cordata. Volete che gli “intellettuali” si impegnino? Io sono pronto, anche se non sono un intellettuale, solo un ex professore dal primo settembre. La scuola chiede competenze anche all’ultimo degli studenti, a chi arranca e patisce e in qualche modo ci prova, però la politica non fa altrettanto. Prende un manager, un uomo di partito, uno scudiero e lo piazza nel ministero più importante per la formazione dei ragazzi, cioè per la formazione di un futuro più degno. Non va bene. Serve uno come me, che ho passato la vita tra i banchi e la cattedra. Volete una scuola migliore? Fatemi ministro, se avete coraggio. Non voglio firmare più niente, voglio lavorare per il nostro paese. 

(da Il Foglio – di seguito l’articolo)


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