Stepan Michajlovic Bagrov, nonno dell’autore, a metà Ottocento è costretto a trasferirsi “dagli aviti possedimenti” di Simbirsk nelle sterminate terre della Baškiria con la sua famiglia e i suoi servi contadini, alla ricerca di spazio, pace, terra da coltivare, grano da macinare.

Tutto è nuovo e diverso, a contatto con la natura, le acque, i cavalli, gli animali, tutti protagonisti di posti selvaggi ed incantevoli che lo consolano dalla perdita della “superba bellezza cittadina” e gli regalano anche prospettive di vita differenti. Lui, arcigno e irascibile, comincia a gestire e governare tutto, a controllare la vita della campagna col pugno fermo del patriarca che però dispensa indicazioni con buon senso ed è capace anche di farsi apprezzare e benvolere. La nuova vita trascorre con normalità per tutta la famiglia, la moglie, le figlie e soprattutto il timido figlio. Proprio dall’amore fra il giovane rampollo e la bella e colta Sofia Nikolaevna nasce l’erede della famiglia Bagrov, il piccolo Sergej che è il ritratto dello stesso autore. La colonizzazione è iniziata…

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