I danni psicologici e sociali della DAD

Il pedagogista Daniele Novara* è intervenuto sul Corriere della Sera del 14 gennaio 2021 fa un elenco, non esaustivo, dei danni psicologici e sociali che stanno subendo gli alunni in DAD, alcuni da quasi un anno.
Molti si concentrano sulle lacune e le perdite di apprendimento, che non ci sono perché la scuola non si è mai fermata.
I nostri ragazzi stanno perdendo il senso della socialità e i contraccolpi di queste chiusure ed incertezze, probabilmente legittime di fronte alla anormalità della situazione d’emergenza, le stiamo già avvertendo, ma saranno davvero evidenti fra qualche mese.

Di seguito l’articolo …

Da quasi un anno, gli adolescenti italiani non frequentano in maniera regolare la Scuola Superiore. A parte brevi periodi nell’autunno 2020, sono rimasti a casa nella condizione della cosiddetta Didattica a distanza (Dad), collegati a un computer per seguire i contenuti scolastici proposti dai loro insegnanti. Questo è avvenuto sulla base delle disposizioni di volta in volta emanate dal Governo italiano e soprattutto dalle Regioni, che possono emetterne di più restrittive. Tale impostazione è risultata particolarmente rigida e vincolante nel nostro Paese rispetto al resto d’Europa e del mondo. In pratica, l’Italia è stato il Paese che per primo ha chiuso le Scuole Superiori, senza mai riaprirle nel vero senso della parola. Il dibattito, che è conseguentemente nato in Italia sulla Dad – sui dati neuropsicologici e sul disagio degli alunni nell’attuale prolungata situazione -, non ha scalfito in alcun modo le decisioni del Governo e delle Regioni. Decisioni che prescindono dalla constatazione che esiste un’area di dannosità rispetto alla permanenza degli adolescenti italiani in una condizione di sostanziale ritiro scolastico. Si tratta di una vera e propria richiesta di sacrificio da parte delle Istituzioni agli studenti, senza tenere conto di una considerazione scientificamente rilevante e attendibile, da porre invece sul piatto della bilancia, relativa ai danni che ne possono derivare. A seguire un elenco sintetico che affronta le quattro aree di compromissione della salute psichica e mentale degli adolescenti italiani costretti alla didattica online.

1) Danni da isolamento sociale

L’adolescenza, per sua natura, è l’età dell’uscita dal nucleo familiare e dal nido materno per affrontare nuove sfide orientate alla costruzione di una compagine sociale non più intra-familiare, ma fortemente connotata dall’interazione con i propri coetanei, sia per un bisogno di relazione e di contatto, ma anche per le necessità socio-affettive e affettivo-sessuali che esordiscono proprio in questo importantissimo periodo della vita. La scuola, da ormai molti decenni, rappresenta non solo il luogo dell’apprendimento formale, ma anche dell’incontro con i propri simili, in modo da costruire quei gruppi di rafforzamento evolutivo che consentono agli adolescenti di trovare un senso alle difficoltà che il passaggio dall’infanzia all’età adulta necessariamente comporta.

2) Danni da eccesso di uso di dispositivi virtuali

Da sempre, la scuola ha utilizzato tecnologie di varia natura per garantire l’attività didattica ai propri studenti. Le tecnologie sono indispensabili per la costruzione di unità didattiche significative e coinvolgenti. Viceversa, nella situazione che stanno vivendo gli adolescenti italiani, ossia di permanente didattica online, l’equilibrio è completamente stravolto: le tecnologie non supportano il processo didattico svolto in presenza, ma lo sostituiscono costringendo ragazzi e ragazze a una frequentazione di dispositivi tecnologici e digitali appartenenti a un mondo che è virtuale, che non è né sensoriale né fisico né materico, con gravi danni sul piano della motivazione. Viene meno, infatti, la relazione in carne e ossa con insegnanti e compagni. Tutta la storia della pedagogia è invece orientata alla necessità di condivisione sociale e sensoriale che rappresenta la base stessa del potenziamento scolastico.

3) Danni in ordine allo sviluppo cognitivo

La mancanza di frequenza scolastica in presenza altera significativamente le possibilità di assorbire e metabolizzare le opportunità dell’apprendimento scolastico trasformandole in esperienza concreta. La mancanza della componente sociale deprime fortemente le basi neurologiche dell’imparare stesso, processo che è sostanzialmente improntato a una necessità di imitazione e di rispecchiamento reciproco, tanto dell’insegnante verso gli alunni quanto degli alunni tra di loro. Ne risulta un sostanziale impoverimento delle risorse cognitive che vengono usate in maniera molto ridotta.

4) Danni da regressione psico-evolutiva

È questo il punto più critico. Compaiono nelle ragazze e nei ragazzi segnali di malessere depressivo che conseguono ai punti sopra segnalati. La costrizione casalinga riavvolge il nastro della crescita all’indietro, piuttosto che in avanti, creando un inceppamento nelle fasi psico-evolutive che può generare tendenze depressive orientate in particolar modo a indolenza e refrattarietà rispetto ai compiti e alla responsabilità della vita in questo momento specifico della crescita. Si creano quindi le condizioni per comportamenti autolesivi di varia natura, ma anche per comportamenti aggressivi legati a vissuti di rabbia, di frustrazione ingestibile e di assenza di prospettiva in quanto questa situazione sembra non avere un orizzonte di conclusione.

*Direttore del CPP – Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza e Milano (www. cppp.it), docente a contratto presso l’Università Cattolica di Milano e autore di numerose pubblicazioni su temi psicopedagogici


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