Il passo obliquo, di Marcello Zinno [BMS 2020]

Giocano a favore del romanzo il ritmo narrativo e la fluidità della scrittura, fatta di tanti piccoli quadretti, tante riflessioni sparse e tutte ricondotte ad un unico pensiero: per questo non è un libro difficile da leggere.

Con la morte del suo amico d’infanzia, ormai perso di vista da parecchi anni, ma comunque nella cerchia dei contatti più stretti, Paolo si trova ad affrontare ed elaborare un avvenimento lontanissimo dai suoi normali clichés.

Paolo è infatti un uomo razionale, calcolatore, che non lascia mai nulla al caso, per questo la scomparsa dell’amico, col quale oramai aveva rinunciato a rivedersi anche solo per un saluto, ma non mancavano messaggi, cartoline e lettere d’auguri, lo getta nello scompiglio totale: non riesce a spiegarsi come sia possibile che il destino, ma possiamo parlare di destino?, si sia voluto accanire in maniera così crudele su un uomo che comunque era ancora giovane, aveva una famiglia, non aveva fatto male a nessuno. Paolo ha molto in comune con l’amico: l’età, alcune passioni, gli anni di scuola, la vita fatta di soddisfazioni e prima ancora che di qualche piccolo successo. E poi tutto finisce all’improvviso, senza neanche un segno premonitore, un preavviso. Paolo inizia allora un percorso interiore, fatto di ricordi ma anche si sconvolgenti esperienze, che lo portano a dialogare prima solo con se stesso poi con una misteriosa voce, quella di Dio in persona, che tutte le sere lo aspetta per accompagnarlo in questo viaggio obliquo, distante dalla rassicurante razionalità. Scopre allora che la vita va oltre l’ordinarietà di tutti i giorni, si può manifestare con segni e disegni che non sempre siamo in grado di cogliere, ma che per questo non sono meno importanti da leggere e da interpretare…

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