Storia di una figlia, di Piernicola Silvis [SEM 2020]

Un’altra bella prova di Silvis, non solo per la narrazione, ma anche perché riporta alla ribalta temi che ancora oggi aspettano delle risposte (fra tutti: i rapporti fra nazisti e Stato Vaticano e l’omertà di Stato nel giudicare i crimini fascisti e nazisti). Da leggere per poter andare oltre i luoghi comuni.

Anna Sertori ha tutto: un fidanzato che presto sposerà e che dirige un’azienda di spicco nel Nord Est; un padre che lei ama di un amore ricambiato e che le permette di vivere in agiatezza tanto da poter continuare con calma i suoi studi di specializzazione in medicina; ha un appartamento e la prospettiva di uno studio da chirurgo plastico per le signore della Verona bene.

Ma proprio in questi casi, quando tutto sembra sorridere, si presenta il destino cinico e baro: il padre ha un ictus, viene ricoverato in ospedale in fin di vita e per Anna il mondo sembra non avere più senso, tutto le cade addosso, tutte le certezze, tutti gli affetti. Il trauma le porta degli incubi tremendi di rastrellamenti nazisti, impiccagioni, scene che le tolgono il sonno. Da dove vengono quelle immagini? È forse malata? Dopo aver fatto gli accertamenti di rito che le confermano che, anche se stanca, è sana come un pesce, Anna decide di affidarsi ad una terapia alternativa, sperimentale, che consiste nel sondare quei sogni con l’ipnosi considerandoli come parte di un patrimonio genetico da lei ereditato. Dunque potrebbero essere ricordi del padre, che ha prestato servizio come soldato durante la Grande Guerra, senza però fare mai menzione ai suoi familiari di quello che aveva vissuto e visto. Comincia allora per Anna un viaggio tormentato nel passato di suo padre, nel tentativo di scoprire cosa le ha voluto tenere nascosto e perché. Sarà un viaggio doloroso che cambierà per sempre la vita di Anna, e non solo…

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