La Matematica e le Scienze sono discipline ostiche per tutti gli studenti del mondo: le rilevazioni internazionali dimostrano che sta aumentando il numero di alunni che hanno una alfabetizzazione matematica e scientifica di base molto bassa. Nelle rilevazioni OCSE-Pisa l’Italia, dati alla mano, ha un buon 23,8% (1 alunno su 4) di quindicenni con scarse competenze matematiche e un 29,5% (quasi 1 alunno su 3) con scarse competenze scientifiche.

Al netto dell’attendibilità di questi dati (le ricerche internazionali su prove standardizzate lasciano sempre diversi dubbi per la disomogeneità dei sistemi scolastici internazionali), un recente studio promosso dall’Unione Europea, Increasing achievement and motivation in mathematics and science learning in schools (per ora solo in inglese)1, fa un’attenta analisi dell’apprendimento della matematica e delle scienze in vari Paesi, incrociando i risultati con i metodi di insegnamento.
Si evince che l’apprendimento della matematica e delle scienze è nettamente migliorato in quei Paesi in cui:
esiste un supporto didattico specializzato sia durante sia oltre le ore di scuola
– i tempi dell’apprendimento sono dilatati
– c’è un costante controllo del processo di apprendimento attraverso prove standardizzate.

E l’Italia cosa fa? Nulla di tutto questo!
Spieghiamo:
– esiste un problema ormai quasi decennale di docenti abilitati e stabilizzati sui posti delle materie scientifiche, ovvero non ce ne sono mai abbastanza, a partire dalla scuola secondaria di I grado (questo ha generato i cosiddetti concorsi STEM o straordinari dai risultati deludenti, considerando che mediamente in Italia restano scoperti per mancanza di candidati circa il 50% dei posti messi a disposizione per la stabilizzazione);
– questo vuol dire che molti alunni, in momenti chiave del loro percorso scolastico, possono veder mancare la continuità didattica, dovendo cambiare insegnante più volte, anche nel corso dello stesso anno scolastico;
– ma questo è il meno: da diversi anni non sono banditi percorsi di abilitazione per il personale docente della scuola secondaria di I e II grado (l’ultimo bando del 2020 è perso nel dimenticatoio del disastro del Ministero dell’Istruzione);
– a fronte di questi risultati, nessuna riforma ordinamentale ha previsto un ampliamento dell’offerta formativa della matematica e delle scienze, come è accaduto per esempio per motoria alla scuola primaria o per l’insegnamento dello strumento musicale;
– il supporto curricolare o extracurricolare è pertanto demandato alla progettazione delle singole scuole, che notoriamente non hanno fondi per prevedere attività sistematiche e sistemiche durante tutto l’arco dell’anno scolastico;
– le rilevazioni standard nazionali ed internazionali non hanno mai prodotto null’altro se non una fotografia, perché non ci sono state mai azioni e decisioni politiche conseguenti alle rilevazioni (sulla cui utilità si deve inoltre discutere: non avere dei dati relativi allo stesso campione di riferimento in diversi momenti dell’anno scolastico rende le rilevazioni dei puri atti accademici! Per poter valutare l’impatto della didattica sugli studenti servirebbero al contrario più rilevazioni sullo stesso medesimo campione [la classe] in almeno due momenti distinti dell’anno scolastico).

Investire sulla scuola per colmare i gap sociali e geografici di apprendimento significa investire in organici, in tempo scuola, nella formazione del personale, nella qualificazione del ruolo sociale della scuola. Invece viviamo di tagli e bonus.

In Italia siamo bravi a fare propaganda, non fatti.

nota 1: European Commission, European Education and Culture Executive Agency, Increasing achievement and motivation in mathematics and science learning in schools, Publications Office of the European Union, 2022, 
https://data.europa.eu/doi/10.2797/031821


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