Le prime parole di Giorgia Meloni a commento dell’incarico di futuro Presidente del Consiglio sono state: “Serviremo l’Italia con orgoglio“. Aggiungo: e pregiudizio!

Si sta avverando la formazione di un governo di ultra-destra, fatto di grandi proclami di atlantismo (peraltro condivisi, inspiegabilmente, dalla gran parte dell’opposizione), ma anche di sospette limitazioni ai diritti civili, come spiattellato nei programmi elettorali omofobi e xenofobi.
La tanto commentata innovazione nominativa di alcuni ministeri pone non pochi problemi e preoccupazioni:
– Ministero delle imprese e del made in Italy, in sostituzione del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE)
– Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare
– Ministero del Sud e Mare
– Ministero della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità
– Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Intanto sono chiari ed evidenti dei conflitti di interessi nella squadra di governo, dall’assegnazione di un ministero della Difesa a Guido Crosetto, presidente della federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (AIAD); oppure del ministero del Turismo affidato a Daniela Santanché, nota imprenditrice insieme a Flavio Briatore sulle coste della Sardegna e non solo; o del ministero del Made in Italy affidato ad Adolfo Urso, presidente della fondazione Farefuturo che, si legge sul sito, “promuove la cultura e i valori della Nazione, rifuggendo dal dilagante ‘presentismo’, nella convinzione che occorra il massimo impegno per disegnare il futuro dell’Italia nel contesto di una Europa delle Patrie”.
Ma sono ancora più inquietanti i riferimenti alla “sovranità alimentare” (calco, a loro dire, dal ministero francese e non da nostalgie autarchiche) ed al “merito” (valore astratto sul quale mi sono già espresso, ma sarà necessario ritornare).
Tuttavia mi lascia molto perplesso il ministero che ossimoricamente riunisce famiglia, natalità e pari opportunità, affidato a Eugenia Roccella che, dopo una parentesi da radicale, è ritornata sui suoi passi dichiarandosi contraria all’aborto ed alle unioni civili.
Sarebbe necessario però partire dalla definizione di “famiglia”, provando a chiedere lumi proprio a chi ha proposto questo ministero: Giorgia Meloni infatti non è sposata, ha un compagno convivente, Andrea Giambruno, dipendente Mediaset, come ricordato da Silvio Berlusconi, da cui ha avuto una figlia nel 2016; Matteo Salvini non è sposato, ha relazioni più o meno stabili da cui ha diversi figli. Cosa intendiamo per “famiglia”?
Il confronto probabilmente i cattolicissimi Meloni (autrice di un “commovente” tweet sul coservatore Giovanni Paolo II, a cui è dedicata dal calendario proprio la giornata del 22 ottobre) e Salvini dovrebbero farlo con la CEI prima ancora che col Parlamento, dove tutti vedono, ma nessuno fiata.

Si intende rimettere in discussione le unioni civili? solo quelle dei ‘poveri’ o anche quelle dei VIP? E nel caso come? anche nel binarismo uomo-donna?

Ecco, questo è il punto che deve farci tremare di più: la possibile limitazione dei diritti civili, che in definitiva significa limitazione dei diritti sociali, quegli stessi tutelati dalla Costituzione sulla quale Giorgia Meloni e la squadraccia di governo ha appena giurato.

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