Sono diversi i passaggi del discorso del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che dovrebbero far riflettere la cosiddetta opposizione, eppure ciò non avviene.

Mentre la maggioranza di destra-centro mette in atto il quadro attuativo di governo
– nominando di presidenti di Senato e Camera fascisti, omofobi, antiaborto …;
– consegnando il ministero dell’Interno ad un ex prefetto che ha favorito i disordini del 9 ottobre 2021 e si è subito prodigato in una legge apparentemente contro i rave party, in realtà dall’interpretazione molto più estensiva;
– consegnando il ministero delle Infrastrutture che ha già chiarito che i porti saranno chiusi alle ONG che salvano migranti in mare;
– individuando come ministri della difesa e del turismo personaggi in chiaro ed aperto conflitto di interessi;

– nominando di viceministri e sottosegretari recuperati ampiamente dall’accozzaglia di camice nere (da Durigon, a Galeazzo Bignami, ad Augusta Montaruli)

mentre succede tutto questo e tanto altro, l’opposizione sta a guardare, con il senso fatalistico di un pugile che sale sul ring sapendo di aver già perso.
E non basta. Il lungo discorso di Giorgia Meloni, che passa dalla citazione di un papa (antiabortista, anticomunista, pro-liberismo, sostenitore di Solidarnosc attraverso lo Ior ed il banchiere Calvi, alla sconfessione della Resistenza antifascista) alla fede indiscutibile nell’atlantismo, ha un passaggio ancora più significativo:

Perché tutti gli obiettivi di crescita possano essere raggiunti, serve una rivoluzione culturale nel rapporto tra Stato e sistema produttivo, che deve essere paritetico e di reciproca fiducia. Chi oggi ha la forza e la volontà di fare impresa in Italia va sostenuto e agevolato, non vessato e guardato con sospetto. Perché la ricchezza la creano le imprese con i loro lavoratori, non lo Stato tramite editto o decreto. E allora il nostro motto sarà “non disturbare chi vuole fare”

Non disturbare chi vuole fare, in barba ai diritti dei più deboli e delle tutele dei lavoratori.
Del resto, nella lunga omelia, dove si cita retoricamente la parola “libertà” senza però declinarla, non c’è neanche un accenno alla pace o allo stato sociale, alla sanità pubblica, alla tutela ed al rafforzamento dei beni primari dei cittadini.

Dall’altra parte c’è un forte senso di smarrimento, soprattutto c’è una incapacità organizzativa che impedisce alle forze di minoranza di fare opposizione: stanno all’opposizione, ma non la fanno, come ha ben spiegato Nadia Urbinati su Domani (28 ottobre 2022): “Essere all’opposizione non è occupare uno spazio nell’emisfero dell’aula. L’opposizione si fa.”
Manca sostanzialmente una linea di contenuti comuni e condivisi che permetta ai partiti di centro di spostare l’opposizione sul merito dei problemi, partendo da quelli citati poco sopra ed aggiungendo proposte per:
– sostegno concreto e strutturale alle famiglie in difficoltà
– tutela del lavoro, controllo dell’inflazione e lotta alla precarietà
– rafforzamento del valore costituzionale della sussidiarietà attraverso il rafforzamento dello stato sociale.

L’opposizione non parla di tutto questo: si limita, stando nei banchetti del Parlamento, a discettare di articoli maschili e/o femminili, a indignarsi, ad accusarsi (il discorso di Matteo Renzi palesa chiaramente un ammiccamento al governo, presso il quale si sta o si è già accreditato), ma non elabora.
Studia come rigenerarsi per sopravvivere fino alle prossime elezioni, in parte osserva le dinamiche di governo per capire come e quando salire sul carro, ma non affronta i temi. Rifugge in tatticismi politici, politicismi, fatti di piccole accuse, che non affrontano mai il nucleo vero dei problemi, perché la verità è che la destra una proposta ce l’ha, la sinistra -meglio il centro- non ha identità.
Peccato che anziché pensare a come costruire un piano valoriale di opposizione e metterlo in campo, stia ragionando su come guadagnare qualche consenso da sondaggio.

Tutto questo fa male alla democrazia, che invece deve vivere di una forte dialettica fra maggioranza e minoranza sui fatti e sui contenuti, non sugli slogan e sulle scaramucce.
Speriamo che quando se ne accorgeranno non sarà troppo tardi.


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