In maniera innovativa, per non dire irrituale, il 9 novembre il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato le organizzazioni sindacali rappresentative, ovvero la CGIL, la CISL, la UIL e … l’UGL!

La novità sta nell’allargamento a destra della platea sindacale con il coinvolgimento di un sindacato chiaramente amico: l’UGL (Unione Generale del Lavoro) nasce dalla CISNAL come costola del Movimento Sociale Italiano, ma soprattutto, oggi, è implicato, nella persona dell’impresentabile attuale sottosegretario al Ministero del Lavoro, Claudio Durigon, nell’inchiesta Follow the money promossa da Fanpage con la quale si documentava un passaggio di denaro fra la Lega di Matteo Salvini e il sindacato UGL. Da lì la promozione sul campo del fedelissimo.

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E anche questa inaspettata apertura ad un sindacato che non ha la benché minima rappresentantività nei settori pubblici (misurabile per legge, come riportato dall’ARAN), figuriamoci nel privato dove tutto è più liquido, ha il senso di una marchetta del Presidente del consiglio verso i suoi alleati di governo e soprattutto lancia un segnale chiaro, chiarissimo, nei confronti dei sindacati confederali maggiormente rappresentativi: il Governo si confronta con chi vuole, soprattutto con chi può portare vantaggi al governo stesso.

Quest’operazione rende ancora più urgente una legge sulla rappresentatività anche nei settori privati, come richiesto a lungo dalla CGIL, per rendere chiari i rapporti di forza e chi rappresenta chi.

La delegittimazione dei sindacati confederali rappresentativi equiparati ad un qualunque sindacato minoritario va considerato un monito da non sottovalutare.


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