La firma del CCNL Istruzione e Ricerca per l’anticipo stipendiale (95% per totale) del personale e l’impegno a riprendere subito le trattative per la parte normativa, risolve soltanto una parte dei problemi che oggi affliggono la Scuola, il personale scolastico e gli studenti. Si affronta quello più immediato dell’emergenza salariale, con un primo aumento, ma restano aperti problemi enormi strutturali che riguardano il reclutamento e gli organici.

Nella Scuola diventa quanto mai urgente rimettere all’ordine del giorno il tema reclutamento, appena ritoccato dal DL 36/2022 (già convertito in legge).
Ad oggi sono aperti diversi canali di reclutamento del personale docente (concorsi ordinari, straordinari, straordinari bis e ancora personale nelle graduatorie ad esaurimento), eppure manca una visione d’insieme che permetta di risultare i risultati altamente deludenti anche di quest’anno: a fronte dei quasi 90 mila posti messi a disposizione, sono stati coperti soltanto 43 mila posti, e di questi soltanto 26 mila con contratti a tempo indeterminato, gli altri sono affidati alla formula del tempo determinato da convertire in tempo indeterminato.

I motivi di questo fallimento sono chiari:

  • Le procedure concorsuali sono improvvisate, non esiste una visione o un modello standard di prova perché non esiste più un’idea condivisa di professionalità della figura del docente; nel giro di pochi concorsi siamo passati dalla prova scritta a risposta chiusa (sistema tipico delle prove preselettive) con orale, alla prova scritta con risposte aperte più prova orale più prova laboratoriali (eventuale), alla prova solo orale. Nel futuro ci sarà la prova concorsuale alla quale far seguire il corso universitario con prova finale … Il quadro di riferimento cambia, tutte le volte bisogna reinventarsi prove e griglie di valutazione.
  • Le commissioni non sono sufficientemente ben pagate, non hanno esonero dal servizio, pur lavorando sotto la pressione di possibili ricorsi
  • Il legislatore si esercita in fantasia per creare vincoli e lacciuoli sui docenti neoimmessi in ruolo (prima tre anni, poi cinque, adesso di nuovo tre), pensando in questo modo di imporre la stabilizzazione in quei territori dove c’è più bisogno e non rendendosi conto che facendo così si rende la professione ancora meno appetibile.

Sicuramente oggi esiste un problema di professionalità docente: la politica fatica a riconoscere e valorizzare i precari, i Soloni ne esaltano l’incapacità e l’inadeguatezza, eppure questi docenti con 3-4 anni e più di precariato alle spalle sono oggi la catena portante dell’intero sistema.
Se su 800 mila docenti, circa 150 mila sono tutti gli anni i precari con contratti annuali, vuol dire che quasi il 20% dell’organico è precario e che questo incide sulla qualità dell’insegnamento in termini di progettualità e continuità. C’è una fetta enorme di docenti, ma anche e soprattutto di alunni e studenti, che non hanno la garanzia di poter continuare il percorso scolastico, ed anche umano, iniziato il settembre precedente.
Senza contare tutte le politiche e gli incentivi oggi previsti (card docente, docente stabilmente incentivato del DL 115) per il personale di ruolo che disperdono possibili fondi per una formazione collettiva, dividono la categoria ed impongono al collegio riflessioni eterogenee.

Sarebbe opportuno ripensare tutto partendo dalla priorità: tutti gli sforzi devono essere improntati oggi per garantire un sistema efficace di reclutamento (cominciando col riconoscere il lavoro delle commissioni e quindi pagarlo adeguatamente), che deve partire dalla valorizzazione dei docenti precari che da anni garantiscono il funzionamento della scuola.
Prima di pensare l’imposizione di una formazione centralizzata imposta dall’alto che limita l’autonomia del Collegio Docenti e prima di pensare come costruire una carriera docenti basata sul “merito”, prima di tutte queste inutili alchimie, è necessario pensare come garantire a tutti gli alunni ed a tutti gli insegnanti un percorso di continuità didattica e lavorativa.

La scuola ha bisogno di certezze, dal rinnovo del contratto alle politiche sugli organici


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