Le prime indiscrezioni sull’esito del sistema di reclutamento dei docenti sono, anche quest’anno, impietose: probabilmente solo il 50% dei posti dei 94.000 totali saranno stabilizzati e sarà necessario attivare quasi 150.000 supplenze per coprire tutti i posti a garanzia del buon funzionamento delle scuole.

I dati sono forniti oggi da Il Sole 24 ore (articoli di Claudio Tucci e Luisa Ribolzi), che in parte forniscono un resoconto dettagliato della situazione attuale di incapacità della gestione delle risorse da parte del Ministero di Viale Trastevere, nonostante le rassicurazioni dell’uscente ministro Patrizio Bianchi.

Vorrei soffermarmi sulle dichiarazioni di Luisa Ribolzi, funzionali all’idea aziendalista e pseudo-meritocratica che da anni porta avanti (anche come ex vice presidente dell’ANVUR) che riconduce le cause della mancata stabilizzazione a due fattori:
– la scarsa attrattività del ruolo docente (legata anche ad un sistema di reclutamento caotico ed instabile);
– la mancata corrispondenza fra offerta e richiesta che risiede in un sistema di reclutamento centralizzato e non sulla possibilità di chiamata diretta delle Scuole.

Nihil novi sub soli, dato che sono le stesse argomentazioni riportate dal presidente della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto.
Se sul primo punto posso dirmi concorde, ma la mia soluzione tende a privilegiare una soluzione contrattuale, il secondo è per me assolutamente irricevibile.

Non si può superare l’impasse dell’incapacità di programmazione delle risorse di una serie di ministri e ministeri succedutisi in questi anni, con una soluzione così incostituzionale: il sistema funzionerebbe se i concorsi fossero cadenzati e le scadenze rispettate e se non ci si impuntasse (qui subentra la responsabilità della politica) nel continuare a cambiare le carte in tavola modificando di anno in anno le regole dei concorsi in nome di una presunta e fantasmagorica meritocrazia.
Esiste una narrazione che vuole che i docenti nelle graduatorie, quelli che da anni svolgono in modo professionale il loro lavoro, non sono capaci di insegnare altrimenti sarebbero già stati titolarizzati.
FALSO! Nel corso di questi anni le regole dei concorsi sono cambiate, dalle prove a pallini alle prove a risposta libera, fino alla fine alle sole prove orali, i contingenti messi a disposizioni delle immissioni sono stati frazionati e ridistribuiti …
Se poi questi docenti non fossero capaci di insegnare, dovrebbero essere oggetto di contestazioni, di giudizi negativi, di licenziamenti: invece non è così, dunque per il Ministero sono capaci di insegnare, ma non meritano la stabilizzazione.
Il perdurare dell’incapacità di programmare le risorse, gestite sempre e soltanto secondo logiche di bilancio dettate dal MEF, fa sì che ci siano notevoli ritardi nello svolgimento delle procedure concorsuali, di una per esempio abbiamo anche perso ogni traccia (nonostante le iscrizioni e l’avvenuto pagamento: parlo della procedura abilitante del 2020, DD 497/2020); le commissioni sono chiamate a lavorare senza esonero e senza pagamenti adeguati, spesso operano anche in modo difforme all’interno delle stesse regioni/province; i percorsi si fanno sempre più tortuosi e perversi, proprio per impedirne l’attrattività e mortificare i precari.

Può la chiamata diretta risolvere i problemi?
Chi certificherebbe l’idoneità all’insegnamento?

Ovviamente è il solito spot-propaganda che non risolve i problemi, ma sposta ancora una volta le responsabilità di questi disastri lontano dalla politica che li ha generati.
Serve invece il coraggio di valorizzare queste risorse che da anni permettono il buon funzionamento delle Scuole (sui risultati oracolari forniti sulla qualità dell’insegnamento dei docenti basandosi solo su INVALSI e OCSE-PISA ho già più volte espresso notevoli perplessità) senza inventarsi nuove e mirabolanti soluzioni.
L’altro atto eroico è quello di rimandare la questione “attrattività della professione docente” al contratto collettivo nazionale, investendo davvero in risorse utili per restituire ruolo sociale e autonomia professionale alle scuole ed al personale scolastico.

Sarebbe già un passo avanti concreto, così come lo sarebbe valutare, in modo democratico e meritocratico, attraverso il voto del 25 settembre 2022, la politica sulla base degli esiti della stabilizzazione dei docenti: quanti si salverebbero considerando che negli ultimi 5 anni tutti i partiti hanno concorso a realizzare questi risultati?


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