Il pacifismo attivo e la Costituzione

putin biden

La manifestazione per la Pace di ieri 5 marzo a Roma ha stranamente diviso ancora una volta il fronte politico e sindacale. L’accusa di chi non ha aderito è l’inutilità di una “neutralità attiva” (?) e soprattutto la mancata esplicita condanna della Russia.

A dire il vero intorno alla Russia si stanno raggruppando i soliti estremismi e le solite censure isteriche, le stesse che hanno caratterizzato, a varianza di colori politici e sindacali, la discussione fra chi è favorevole e chi no ai vaccini.
Il fronte odierno prevede che i “buoni” stiano chiaramente contro la Russia e contro tutto ciò che è russo (dai gatti, agli atleti, agli artisti …) e i “cattivi” invece sono quelli favorevoli ad una soluzione pacifica del conflitto, con una mediazione delle organizzazioni internazionali e senza alimentare ulteriori conflitti fornendo armi agli ucraini.
Semplificando: l’UE sostiene la NATO e gli Stati Uniti (buoni), gli altri sono quelli che sostengono una soluzione diplomatica senza armi (cattivi).
Al netto dell’insipienza di “neutralità attiva”, di cui davvero mi sfugge il senso, direi che è chiaro che l’opinione comune deve allinearsi sull’idea della NATO e degli Stati Uniti che la Russia in sé è un problema e che
Indubbiamente Vladimir Putin, e non la Russia!, ha commesso l’errore gravissimo ed omicida di aprire un fronte di guerra in Ucraina: su questo punto non ci sono giustificazioni e sicuramente da questo torto devono partire i negoziati. Tuttavia armare l’Ucraina e fare un fronte di guerra nella cerniera fra oriente ed occidente, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone inermi e vittime dei bombardamenti, non è la soluzione.

Putin è un feroce despota che governa col consenso di un’oligarchia economica potente e radicata in tutto il mondo, grazie alla complicità dello stesso mondo occidentale che con il presidente russo ha fatto e fa ancora affari: Putin è il frutto della fine della guerra fredda, del sovvertimento del regime comunista travolto in Russia, come in tutti i paesi dell’ex URSS e dei Balcani, dell’utopia immaginifica quanto letale e fallimentare del capitalismo occidentale.
Non so se l’obiettivo di Putin sia ricostruire l’URSS (non mi pare ci siano state invasioni contemporanee in Estonia e Lituania; il confine finlandese è altrettanto tranquillo …), sicuramente c’è la volontà della NATO, e degli Stati Uniti (dell’UE e di Israele, per i suoi interessi in Ucraina) di allargare i confini a Est e mettere sotto pressione la Russia che conta, con la Crimea, a riprendersi un ruolo di rilievo nel transito marittimo verso il Mediterraneo.
In questi anni, dal 2014 in poi, né l’ONU né la UE sono mai intervenute per legittimare le repubbliche russofone del Donbass, che si erano staccate dall’Ucraina e che sono stati i primi punti di scontro, se non i pretesti, di allargamento della Russia ad ovest.
L’idea di fornire le armi all’Ucraina e contemporaneamente prevedere sanzioni per l’economia russa è una ricetta già vista che richiama, con le dovute differenze, il bloqueo di Cuba, la diplomazia armata dalla CIA nell’America Latina e quella stessa che ha foraggiato i talebani di Bin Laden nello scontro in Afghanistan proprio contro l’ex URSS.

Non comprendo la posizione dell’Italia e di chi ha attaccato la manifestazione pacifista, che non era sicuramente pro-Russia, che condannava la politica guerrafondaia di Putin. Non è tuttavia comprensibile trovare nelle armi la soluzione (a meno che non si vogliano dichiarare esplicitamente le intenzioni di ‘smaltire’ altre armi e di attaccare la Russia per far avanzare il fronte NATO).
Partirei dalla Costituzione, dal tanto citato articolo 11 (citato da tutti di striscio, ma da nessuno in Parlamento quando si votano le risoluzioni pro-Nato):

Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Mi pare chiaro e lampante: il governo italiano dovrebbe essere impegnato a favorire soluzioni pacifiche favorite dalla mediazione delle “organizzazioni internazionali”. Il richiamo esplicito è all’ONU ed all’UE, non certo alla NATO, un’alleanza (atlantica) nata nel dopoguerra.
In nessun punto si accenna alla possibilità di vendere armi alla resistenza ucraina. Anche perché questa soluzione che vorrebbe essere una risposta all’escalation violenta dell’aggressione russa ne genererebbe un’altra di escalation molto più grande, se non globale.

Ciononostante sta partendo l’ennesima caccia alle streghe a chi osa criticare il presunto pensiero dominante (vedi l’epurazione di giornalisti RAI o l’indicizzazione di politici dissenzienti), alla pari di Putin che ha subito varato una legge, con la previsione di 15 anni di carcere per chi -sul suolo russo- trasmette notizie ‘false’ sulla guerra / invasione dell’Ucraina.
Sono storie già viste che si nutrono dell’avidità capitalistica degli Stati Uniti e che non rappresentano un’esportazione della democrazia, ma una chiara ed evidente strategia di controllo.

La guerra non è mai la soluzione, nessuna guerra lo è.

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