La «riforma» degli Istituti tecnici superiori (Its), la creazione di una «Its Academy», la «riforma» del reclutamento dei docenti sono provvedimenti cruciali della cosiddetta «agenda Draghi» sostenuta da Pd e centristi vari (e non solo), in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Sono stati condivisi da tutti i partiti che hanno partecipato al «governo dei Migliori», gli stessi che ora si guardano in cagnesco. Sono l’espressione della stessa ideologia neoliberale che prevede la trasformazione della scuola in una formazione aziendale e performativa.

Eppure, nulla di tutto questo emerge nel dibattito politico di questi primi giorni di campagna elettorale. Il contenuto dell’ideologia dominante è naturalizzato. Ogni critica politica all’impostazione di fondo, e alle prospettive disegnate da questi provvedimenti, sembra essere occultata.

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APPROVATE in via definitiva dal parlamento, queste «riforme» hanno bisogno di numerosi decreti attuativi per dare corpo al disegno neoliberale che le ispira. Patrizio Bianchi, il ministro dell’Istruzione ancora in carica per sbrigare gli «affari correnti», ha manifestato l’intenzione di andare fino in fondo. Lo impone il pilota automatico del «piano nazionale di ripresa e resilienza» (Pnrr), il vero contenuto dell’«agenda Draghi», il vincolo che condizionerà tutti i prossimi governi fino al 2026 e oltre. Entro il prossimo 31 luglio tutto dovrà andare a posto. Ora la precedenza dovrà andare a tutto ciò che riguarda i finanziamenti in arrivo dall’Europa. I tempi slitteranno? Non è ancora chiaro. Ma, se così fosse, ci penserà il prossimo governo.

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NELLA CIRCOLARE diffusa da Palazzo Chigi il 21 luglio scorso il governo ha detto di essere impegnato «nell’attuazione delle leggi e delle determinazioni già assunte dal Parlamento». Quelle sulla scuola rientrano in pieno in questa descrizione. Fanno parte della «missione M4-C1» del «Pnrr». In questo potente rilancio della neoliberalizzazione della società rientrano, appunto, gli Its sui quali sono stati stanziati 1,5 miliardi di euro sui circa 12 destinati a scuola, università e ricerca. Una campagna stampa a sostegno di questo sproporzionato finanziamento rispetto alle emergenze strutturali della scuola pubblica in Italia ha sostenuto che questa organizzazione degli studi farebbe aumentare l’occupazione degli studenti da 2 mila a 20 mila l’anno. Obiettivo tutto da dimostrare al di là della propaganda. In ogni caso si intende consolidare un corpo separato dal resto della scuola secondaria, relegandolo alla funzione di addestramento a specifiche professionalità con sbocchi tanto confusi quanto velleitari

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LA NUOVA RIFORMA dell’istruzione tecnica e professionale non solo non tiene conto delle diseguaglianze esistenti nel sistema educativo, ma non risolve i problemi dell’istruzione tecnico-professionale e allarga quelle territoriali dove sono sviluppati alcune filiere industriali. Ci saranno scuole finanziate dove ci sono indotti più avanzati. Per paradosso si rischierebbe di affidare alle stesse scuole un ruolo di intermediazione di manodopera o, comunque, di negoziazione territoriale con le imprese per quanto riguarda la didattica, oltre che gli sbocchi professionali. È alto il rischio che le ingenti risorse previste siano orientate verso forme mascherate di incentivi alle imprese, coerentemente con l’idea economica sottesa al Pnrr: quella dell’offerta. «Si prevede che il personale docente, tecnico amministrativo e di laboratorio sia assunto con contratti di prestazione d’opera – sostengono Christian Ferrari e Francesco Sinopoli (Cgil) – C’è così il rischio che le cospicue risorse del Pnrr, 1,5 mld fino al 2026, si trasformino in ulteriori incentivi alla precarietà, e non in un’opportunità di crescita formativa e culturale delle ragazze e dei ragazzi».

PER LA «CONTRO-RIFORMA» del reclutamento si resta in attesa di un Dpcm per applicare il «decreto 36» sui crediti, il costo del percorso abilitante, l’accreditamento degli enti responsabili dell’abilitazione. A tale proposito restano ancora senza risposta questi interrogativi: quanto costerà abilitarsi alla professione insegnante? Tra i 60 crediti del percorso di abilitazione, quanti di questi dovranno riguardare gli approcci inclusivi per gli studenti con disabilità? Con quali modalità avverrà il riconoscimento dei 24 Cfu già acquisiti? Inoltre è prevista l’istituzione di una «Scuola di Alta formazione e formazione continua» alla quale parteciperanno Indire, Invalsi e università italiane e straniere per regolare la formazione dei docenti. Sono infine previsti premi di produttività in cambio di formazione obbligatoria, soldi una tantum che andranno solo al 40% dei docenti. Il tutto senza avanzamenti sul contratto nazionale che risulterà più indebolito.

Scritto da Roberto Ciccarelli per Il Manifesto, 26 luglio 2022


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